Il re di Columbus

Columbus – Sono arrivato a Columbus alle 5 del pomeriggio, accolto dal sole e dal vento caldo ed energico del Midwest che spazza le strade davanti alla stazione del Greyhound, dove aspetto che Jane mi venga a prendere. Sarà lei ad ospitarmi in questi giorni. Ci eravamo conosciuti proprio qua, un anno fa. Era seduta su una panchina della stazione con un libro in mano e inizialmente mi aveva guardato con diffidenza. Già quella prima sera però diventammo amici. Due giorni dopo ero salito su un aereo all’improvviso per raggiungere Boston e la festa elettorale di Mitt Romney. Ero partito senza salutarla, e pensavo che non ci saremmo più rivisti.

Invece Jane arriva a prendermi con una vecchia macchina beige troppo grande per lei, che si è comprata di quarta o quinta mano quando ha iniziato a lavorare come mentore per 50 bambini delle elementari. La sua associazione segue studenti provenienti da famiglie disagiate, principalmente immigrati, nelle scuole di Columbus. “Nella mia si parlano 37 lingue diverse”, mi dice ridendo con orgoglio mentre guida. Sono stanco, ma ho un appuntamento a cui tengo molto.

Nella notte ho attraversato le colline della Pennsylvania senza aver praticamente chiuso occhio, ho visto boschi e fattorie sperdute con le mucche al pascolo e migliaia di villette con giardino tutte diverse, ma in fondo identiche. Lungo la Interstate 70, che corre per 3.500 chilometri e dieci stati, dallo Utah al Maryland, c’erano decine di cartelli che pubblicizzavano servizi legali di ogni genere, poi siamo arrivati a Pittsburgh, con i suoi sobborghi desolati, gli stadi di baseball e football affacciati sul fiume e i suoi ponti d’acciaio: ne ha 446, e nel 2006 è divenuta la città con più ponti al mondo, superando Venezia. Vista dal finestrino dell’autobus sembra una piccola meraviglia industriale, con le sue leggendarie acciaierie e ora le fabbriche di alluminio, vetro e chissà cos’altro.

Prima di addentrarci in Ohio ci siamo fermati brevemente a Wheeling, nella West Virginia mineraria e rurale di Walter Berglund, il protagonista di Libertà che sfogava le sue frustrazioni tentando affannosamente di salvare dall’estinzione una specie di uccello, la dendroica cerulea. La manciata di grattacieli che popola il centro di Columbus è apparsa all’orizzonte all’improvviso. Appena sceso dall’autobus sono andato in bagno a lavarmi la faccia. Accanto a me c’era un uomo nero e molto alto di circa cinquant’anni che usava un orinatoio della stazione. In testa aveva una corona argentata, sulle spalle un mantello viola con gli orli maculati bianchi e neri. Non ho potuto far altro che sgranare gli occhi, davanti al re di Columbus.

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L’America e i matrimoni gay. In viaggio per scoprire come cambia il Paese

La prima volta che Will Portman ha capito di non doversi più vergognare di se stesso è stato nel febbraio di due anni fa. Studente del primo anno a Yale, Will in quei mesi aveva una paura terribile di fare coming out e rivelare a genitori e amici la propria omosessualità. Convinto però che fosse l’unica soluzione possibile si fece coraggio, scrisse loro una lettera e in quella stessa sera di febbraio la spedì per posta prioritaria. Ricevuta la lettera i genitori gli telefonarono immediatamente. Erano sorpresi e lo riempirono di domande, ma lo sostennero con convinzione.

Due anni più tardi suo padre Rob, senatore repubblicano dell’Ohio, è divenuto il primo repubblicano a sostenere ufficialmente i matrimoni fra persone dello stesso sesso. “Voglio che mio figlio Will possa sposarsi come tutti”, ha spiegato a metà marzo, annunciando una svolta importante per un parlamentare repubblicano.

Negli ultimi anni in America le cose hanno cominciato a cambiare molto rapidamente, e trasversalmente. Barack Obama è stato il primo presidente ad aver dichiarato il proprio sostegno ai matrimoni gay, così come ha fatto il suo vice Joe Biden. Nel frattempo gli stati che li hanno legalizzati sono diventati dodici – con Rhode Island, Delaware e Minnesota che hanno votato favorevolmente nelle ultime settimane – mentre a fine giugno la Corte Suprema si esprimerà per la prima volta sui matrimoni fra persone dello stesso sesso.

In attesa di questa sentenza storica ho deciso di rimettermi in viaggio, finanziato dalla generosità dei miei lettori, per raccontare come l’America sta andando incontro a un cambiamento epocale. Stato dopo Stato, persona dopo persona, divano dopo divano, attraverserò gli Stati Uniti in autobus e couchsurfing, provando a descrivere dubbi, umori e aspettative di questo momento storico.

Non sono un esperto di diritti gay, ma trascinato da curiosità ed entusiasmo scriverò tutto quello che vedrò e sentirò in queste settimane. Gli incontri e i racconti saranno ogni giorno su questo blog, che fra pochi giorni andrà incontro a grandi cambiamenti!

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La partenza da New York

New York – A Port Authority c’è un odore intenso di cibo scadente e le luci al neon abbagliano, come in ogni sperduta stazione d’autobus d’America. A New York sono le due e mezzo del mattino. Noia e stanchezza ingrigiscono i volti dei miei compagni di viaggio, in fila da più di mezz’ora al gate 69 per guadagnarsi l’illusione di un posto migliore su questo autobus diretto a Cleveland, in Ohio.

Io scenderò un paio d’ore prima, a Columbus, dove comincia il mio viaggio nell’anima dell’America. “Questo autobus va verso Pittsburgh, Harrisburg e Cleveland. All points west”, annuncia l’autista con voce aspra spezzando improvvisamente il silenzio dell’attesa, poco prima di cominciare l’imbarco. “Tirate fuori i biglietti dalla busta”, intima stizzito mentre la fila avanza con lentezza. Si chiama Jeffrey O’Toole, e viene da Pittsburgh, annuncia qualche minuto più tardi, prima di mettere in moto.

Lasciata Port Authority attraversiamo qualche deserto isolato newyorkese, poi l’autobus si avvia sferragliando nella notte verso il Lincoln Tunnel, il New Jersey e l’America.

***

Dopo neanche otto minuti di viaggio l’autista accosta improvvisamente sulla corsia di emergenza del New Jersey Turnpike. Si alza e si gira verso di noi. “Chi sta parlando al telefono?”, ringhia minaccioso nell’oscurità. “Chi è al telefono?”, ripete. “Posso sentire la voce fin qua. Le persone vogliono dormire”. I passeggeri lo fissano silenziosi e intimoriti. L’unico mugugno arriva da dietro di me. “Oh man”, sbuffa un signore di mezza età. Non riesco a trattenere un sorriso. Sarà un viaggio lungo, molto più delle tredici ore che abbiamo davanti.

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Giornalismo indipendente: raccontare attraverso i media

Questo è il video dell’altro panel a cui ho partecipato al Festival del Giornalismo di Perugia, insieme a Stefania Ulivi, giornalista del Corriere della Sera, e Lisa Biagiotti, bravissima documentarista newyorkese.

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Che il viaggio abbia inizio

Il mio viaggio comincerà nella notte fra martedì e mercoledì. Ho appena comprato il primo biglietto. Partirò in autobus da New York, diretto a Columbus, in Ohio. Partirò alle 3 di notte, per guadagnare tempo, ma anche perché c’è qualcosa che mi attrae nel viaggiare di notte. Ad attendermi alla stazione del Greyhound di Columbus ci sarà J., la ragazza che mi aveva ospitato un anno fa. Sarà lei a darmi un divano per le prime due notti.

PASSENGERS

Andrea Marinelli $48.00 Adult

PORT AUTHORITY
625 8TH AVE
New York, NY 10018

PAYMENT

Subtotal: $48.00
Facility Fee: $2.50
Federal: $0.00
State: $0.00
Total: $50.50

TRAVEL INFORMATION

Here is your arrival and departure information, include any connecting bus tranfers:

————-Trip to COLUMBUS, OH————-
05/15/13 03:15AM GLI-1651 * Depart NEW YORK, NY
05/15/13 04:45PM -0 * Arrive COLUMBUS, OH

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La prima presentazione de “L’ospite”

Il 27 aprile ho presentato il mio libro al Festival del Giornalismo di Perugia. La sala era gremita, c’erano tanti amici e tanti ragazzi che come me cercano di fare i giornalisti. E’ stato forse il momento più bello ed emozionante da quando ho iniziato a fare questo lavoro, un’ora che ha ripagato tutte le fatiche, gli sforzi, le ansie, i sacrifici e le giornate passate cercando di racimolare qualche spiccio per tirare avanti. Le persone da ringraziare sono tante, a cominciare da Arianna Ciccone che mi ha invitato a partecipare al festival, Serena Danna e Francesco Costa, con i quali sono felice di aver condiviso questo momento. Se avete un po’ di tempo da perdere, qua troverete la nostra chiacchierata. Come ha scritto Francesco: da Perugia, a Des Moines, a Perugia. E così via!

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L’omosessualità in America: un reportage “on the road”

E dopo dodici mesi eccomi di nuovo qua, a chiedere l’aiuto di amici e lettori.

Grazie a voi ho inseguito per tutto il paese i candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti.

Ora tornerò a percorrere le grandi highway americane e le piccole strade polverose di provincia, ma questa volta per raccontarvi i club gay di New York e le riserve indiane del Northwest. Andrò a messa nelle piccole chiese battiste del Kansas che lottano contro l’omosessualità, a cena con le coppie gay di San Francisco e di Fargo, in North Dakota, e mi unirò alla folla di sostenitori che si ritroverà sulle scale della Corte Suprema, a Washington, ad attendere una sentenza storica.

Negli Stati Uniti è un momento decisivo per i diritti gay. A fine giugno i nove giudici della Corte Suprema si esprimeranno per la prima volta sui matrimoni omosessuali. Il presidente Barack Obama il suo vice Joe Biden hanno espresso il proprio sostegno ai matrimoni fra persone dello stesso sesso. Lo stesso hanno fatto due senatori repubblicani del Midwest, facendo registrare una svolta fondamentale nel partito conservatore.

Sono piccoli segnali che dimostrano come nel paese stia cambiando la percezione dell’omosessualità. Io riprenderò quindi il mio viaggio per respirare questa trasformazione.

Come si stanno adeguando gli americani?

Proverò a raccontarlo su questo blog, saltando nuovamente di divano in divano grazie al couchsurfing e viaggiando in pullman e autostop attraverso gli Stati Uniti.

Per farlo avrò però ancora bisogno del vostro aiuto e soprattutto della vostra generosità: donate quanto volete, per aiutarmi nelle spese di viaggio. I soldi saranno utilizzati per biglietti di treni e autobus, e magari per offrire una birra a chi generosamente mi ospiterà qualche notte sul proprio divano.

Ogni piccolo contributo sarà fondamentale per portare a termine questo reportage e scrivere il mio nuovo libro. Io posso solo promettervi che non ve ne pentirete.

Per contribuire cliccate qua!

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