Gay Street, dove tutto comincia

Columbus – Jane ha 23 anni e già una vita complicata alle spalle, da cui è stata brava e coraggiosa a tirarsi fuori. Vive con due amici in un loft nel centro di Columbus, nel cui salone è parcheggiato un motorino e giacciono abbandonati i tamburi di una batteria. A volte ci organizzano mostre fotografiche e concerti, mentre Jane gestisce un cineforum il lunedì sera. Impazzisce per Godard e Werner Herzog.

A fine agosto tornerà all’università. Si è iscritta alla scuola di legge di Ohio State University e ha ricevuto una borsa di studio integrale che coprirà tutti i costi, tranne vitto e alloggio. “C’è stato un momento in cui ho sperato davvero che non mi dessero questa borsa”, mi racconta ridendo mentre pasteggiamo a Bloody Mary e sweet potato fries ai tavolini all’aperto di Tip Top, il ristorante sotto casa sua. “Avrei quasi voluto essere costretta a prendere un prestito, così non avrei dovuto lavorare per mantenermi e pagare l’affitto”.

“E’ un’idea molto americana, poi avresti dovuto ripagarlo quel debito”, le rispondo scoppiando a ridere, per provocarla. “In queste cose non sono per nulla americana”, ribatte lei. “Non ho mai avuto debiti, né una carta di credito. Però mi sarebbe piaciuto non lavorare il prossimo anno”. Jane ha un’energia considerevole, un ottimismo fuori del comune e una deliziosa risata del Midwest. Si mantiene da sola da quando ha 17 anni. Ha fatto ogni tipo di lavoro, cominciando da alcuni traffici illegali per arrivare a prendersi cura dei figli degli immigrati di Columbus. Ha anche lavorato come badante in una casa di riposo, con tutto quel che ne consegue.

Quest’estate poi diventerà big sister di una bambina di Columbus. Entrerà a far parte di un’associazione denominata Big Brothers Big Sisters of America, facendo da mentore a una ragazza proveniente da una famiglia disagiata, che diventerà un po’ la sua sorellina minore. “Cercano di assegnarti persone simili a te, figli di famiglie turbolente con il padre in galera o magari scomparso nel nulla”, mi spiega. “A te assegnerebbero sicuramente un povero bambino di origine italiana che sogna di fare il giornalista”.

Alla fine siamo finiti a bere birra sul tetto del suo palazzo, arrampicandoci su una scala anticendio verticale dalla quale non ho avuto il coraggio di guardare in basso. La casa di Jane, e non poteva essere altrimenti, è al numero 57 di Gay Street. Dove tutto comincia.

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