Incontri pomeridiani alla stazione di Tampa

“Mio nonno faceva parte della mano nera”, mi dice Jaffron mentre aspetto di imbarcarmi sul pullman per Charlotte. Siamo alla stazione di Tampa, lui è ubriaco e trascina ogni parola come fosse un pesante sacco della spazzatura. Ha meno di trent’anni, i denti marci ma un aspetto piuttosto pulito per essere ubriaco di pomeriggio in una stazione dell’autobus a centinaia di chilometri da casa. È di upstate New York, e in tasca non ha un soldo. Quando gli dico che sono italiano mi rivela le sue origini, e quelle del nonno mafioso. “E’ stato rimpatriato forzatamente in Sicilia, aveva ucciso un uomo”, mi dice. “Non è più tornato”. Jaffron sta cercando di imbucarsi in un qualsiasi pullman che vada via da Tampa, ma qua non sa dirmi come c’è arrivato. Vicino a noi c’è Philip, un ragazzo enorme e biondo, con in testa un cappellino di lana bordeaux nonostante ci siano 35 gradi. Sorride pacificamente. “Vado nella California del nord”, annuncia senza che nessuno glie lo abbia chiesto. “In pullman. È la cosa più folle che abbia mai fatto in vita mia, ma sento che è la decisione giusta”. Philip è di Naples, un po’ più a sud, e fino a poco tempo fa vendeva gioielli. Ora vuole solo essere felice. “È il mio unico obiettivo giornaliero”, afferma. “Naples un posto terribilmente noioso e conservatore”, dice della sua città con un gesto della mano e una smorfia schifata. “Sarebbe bello poter venire da un posto esotico, come l’Italia”, mi dice sognante. Jaffron nel frattempo perde interesse. Forse ha un attacco di nausea. Philip mi chiede come sono finito a Tampa. Gli spiego della convention. “E cosa succede a queste convention”, mi domanda. Non ha la più pallida idea di cosa stia parlando. Lui sta partendo per un ritiro spirituale vicino San Francisco, con un gruppo di cui non capisco il nome. Una volta arrivato in autobus a San Francisco, e ci vorranno tre giorni, dovrà trovare un passaggio verso nord, risalendo la California per almeno un’ora. Con sè ha solo una piccola borsetta di tela. “È la cosa più folle che abbia mai fatto”, mi ripete prima di alzarsi verso il gate con la scritta all points west ogni destinazione verso ovest, “ma devo andare a esplorare la mia spiritualità”.

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Filed under convention, viaggio

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