Qualche parola di fine convention

Per andare da casa di Alex al Tampa Bay Times Forum basta svoltare quattro volte, ma bisogna guidare mezz’ora. Sono trenta minuti di costruzioni basse, chiese austere, motel diroccati con il neon gracchiante, grandi catene di fast food e farmacie, un 7eleven e poi di un ponte lungo e a pelo d’acqua che attraversa la baia fino al centro di Tampa e della convention repubblicana. L’area vicino all’aeroporto somiglia vagamemte alla periferia di Las Vegas, quella piccola parte della città compresa fra la strip e il deserto. Tampa, a quanto pare, è la capitale degli stripclub. Lungo i viali se ne vedono tantissimi, ognuno con le offerte del giorno: il lunedì dei militari, il martedì dei marinai e così via. Il centro è di cemento, grattacieli, uffici e alberghi. Intorno alla convention non si vedono ristoranti né negozi. È un centro spoglio e scarsamente popolato, anche perchè la polizia ha recintato tutta la zona. Di polizia ce n’era tantissima, fra agenti in tenuta antisommossa e armati fino ai denti e state trooper in divisa kakhi da boy scout e bicicletta che si muovono in mandrie agli ordini di un comandante da commedia anni ottanta. Con i baffetti. La convention è un mondo a parte, un aeroporto dove si resta intrappolati per giorni interi. I controlli all’ingresso sono gli stessi, la sensazione anche. Si vive in attesa di qualcosa e si inganna il tempo scrivendo articoli, parlando al telefono o stando sull’iPad. Sembra il purgatorio dei giornalisti. In centro, fra domenica e giovedì, erano più degli abitanti. Eravamo almeno 10.000, tutti raccolti nella sala stampa infilata nello stesso convention center dove a fine gennaio Romney aveva organizzato la sua election night dopo le primarie della Florida. Il Tampa Bay Times Forum, il palasport dove si tiene la convention, è distante appena cinque minuti a piedi all’interno di un percorso recintato e iperaffollato. La convention è stata un po’ fiacca, forse anche per adattarsi ai tempi non proprio da comico di cabaret di Mitt Romney, che però è stato molto più bravo del solito. I discorsi che hanno ricevuto più applausi sono stati i due prima del suo: quello di Marco Rubio, straordinario, e quello di Clint Eastwood, bocciato però dalla critica giornalistica che lo ha definito compatta un vecchio rimbambito che parla con una sedia vuota. A chi doveva piacere, comunque, è piaciuto. Delegati di ogni stato e territorio, c’erano anche le Marianne Settentrionali, erano seduti in sedie disposte a spicchio che convergevano verso il palco. Alcuni stati avevano indumenti a tema. I texani indossavano grandi cappelli da cowboy, i delegati del Montana giacchetti di jeans senza maniche con il nome dello stato e quelli della West Virginia elmetti neri da minatore per ricordate le 29 vittime della tragedia nella cava di Upper Big Branch, dell’aprile 2010. Quelli di Portorico avevano cappelli di paia fatti a mano e alla fine del penultimo giorno ne ho trovata una busta piena e abbandonata. Ora anche io ho un cappello di paia fatto a mano, che mi sto portando fino a Charlotte.

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Filed under convention, Usa 2012, viaggio

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