Benvenuti in Florida, è tempo di convention

Jack rigira il suo cubo di Rubrik fra le mani e lo risolve quasi senza guardarlo, con una rapidità impressionante. Poi lo scompone e ricomincia da capo. Io non ne ho mai risolto uno. Ha gli occhialini da intellettuale e un grosso borsone verde dell’esercito. È seduto a fianco a me sul volo per Tampa, all’alba di questo 25 d’agosto caldo e newyorkese, ma dannatamente freddo all’interno dell’aereo Jet Blue di cui ho sottovalutato la potente aria condizionata. Mentre il sole si alza e allunga una scia arancione sulla Flushing Bay e una ciminiera soffia fumo bianco fra le case del Queens decolliamo, con quindici minuti di ritardo. Sono quasi le 7, alle 9.15 atterreremo all’aeroporto di Tampa dove mi verrà a prendere Alex. L’aereo vira di novanta gradi puntando poi verso sud. Una bambina davanti a me e Jack gioca col padre e continua a chiamarlo “daddy, daddy”. La hostess ricorda che è vietato fumare a bordo dell’aereo. Fuori dal finestrino nuvole troppo vicine ci ricordano la nostra velocità. L’aereo subisce qualche forte scossa. Jack si gratta la testa con gli occhi chiusi, il cubo di Rubrik ora riposa nella sua tasca. Lunedí mattina a Tampa inizierà la convention del partito repubblicano nel corso della quale Mitt Romney, ormai certo da aprile di sfidare Barack Obama alle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre, accetterà formalmente la nomination che ha inseguito tutto l’inverno. Due settimane fa ha nominato come suo vice il deputato del Wisconsin Paul Ryan, un duro che potrebbe aiutare l’ex governatore del Massachusetts a conquistare la base del partito repubblicano, rimasta sempre molto fredda nei confronti di Romney. Ryan potrebbe essere l’esca giusta per la destra religiosa e i social conservatives, oltre che per i Tea Party. Il deputato del Wisconsin è diventato un astro nascente promettendo forti tagli al bilancio, ma il suo piano di ristrutturazione del Medicare, programma federale che fornisce assistenza sanitaria agli anziani oltre i 65 anni, potrebbe però fargli perdere voti proprio in Florida, assolata terra di pensionati, uno degli swing states più importanti alle elezioni di novembre. Per quanto mi riguarda, riprendo da qua il racconto di queste elezioni che ho seguito a lungo, dall’Iowa fino a Portorico. I prati curati di Tampa appaiono puntuali, e poco dopo la hostess annuncia la discesa. “Welcome to Florida”, aggiunge. Un pugno di grattacieli svetta nel centro, lunghi ponti attraversano la baia verso St. Petersburg. L’acqua è di un blu profondo che diventa marroncina solo in alcuni punti vicino alla riva. Un motoscafo ci lascia una profonda scia bianca. Voliamo basso sopra grandi ville con la piscina, paludi bonificate, enormi autostrade e qualche palma. Quando l’aereo tocca terra, dal fondo parte un timido applauso che si smorza subito. “Welcome to Florida”, ripete la hostess. Benvenuti in Florida, è tempo di convention.

Advertisements

2 Comments

Filed under convention, Usa 2012, viaggio

2 responses to “Benvenuti in Florida, è tempo di convention

  1. bell’atterraggio e buona convention ; )

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s