Monthly Archives: August 2012

La convention è finita, domani si parte per Charlotte

La convention è finita. Mitt Romney è ufficialmente il candidato dei repubblicani, che ormai hanno già lasciato Tampa. Io invece sono ancora a St. Petersburg, dove finalmente è uscito il sole dopo una settimana di pioggia e di uragani nei paraggi. Ieri sera, un paio d’ore prima che Romney salisse sul palco per accettare la nomination, io sono stato accettato da Katherine, la ragazza che mi ospiterà a Charlotte sul suo divano. Katherine si è appena iscritta a Couchsurfing, non ha referenze e, se non ha mentito sul profilo, ha 42 anni. Nella foto sembra avere vent’anni di meno, ma tuttavia potrebbe essere il cappello di lana a ringiovanirla. Mi ha scritto che le sembro divertente e che quindi mi darà un posto dove dormire, ma per ora ho solo il suo numero di telefono. Non so ancora quanto sarà scomodo per andare alla convention, ma per fortuna avrò due giorni di adattamento. Lascerò la baia di Tampa domani pomeriggio alle 5, in pullman. Il biglietto l’ho pagato 140 dollari, ma l’aereo costava almeno il doppio. Risalirò la Florida attraverso Orlando e Gainesville, con quale stop qua e là e un cambio di tre ore ad Atlanta, nel cuore della notte. Arriverò a Charlotte alle 9.20 di domenica mattina, dopo aver attraversato Georgia e South Carolina e dopo più di 15 ore di viaggio. Sette mesi fa avevo fatto il percorso opposto, scendendo da Charleston fino a Miami. Era stato un viaggio fantastico. E così, dopo una settimana, una convention e un virus nello stomaco, sono pronto a ripartire. Fra domani e domenica arriveranno nuovi racconti degli ultimi giorni!

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Ecco dov’ero finito martedì

Questa sera Mitt Romney pronuncerà l’acceptance speech e diventerà ufficialmente il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti. Martedí, in apertura di convention, la roll call gli aveva assegnato i delegati, più di 2.000, nonostante le proteste dei sostenitori di Ron Paul. Mentre Romney riceveva l’investitura, io me ne stavo riverso sul pavimento del bagno di Alex, abbracciato al gabinetto come fosse una bottiglia di whiskey. Non ero ubriaco, ma avevo semplicemente preso il virus che nei giorni precedenti aveva devastato tutti gli abitanti della casa. Ed è così che ho passato il mio primo giorno di convention, con 38 di febbre e i brividi di freddo, guardando il discorso di Ann Romney in televisione.

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Paul Ryan accetta la nomination

L’ingresso di Paul Ryan sul palco di Tampa

La commozione della moglie Janna, fra la figlia e Ann Romney Continue reading

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Le foto dal floor della convention repubblicana

Il palazzetto di Tampa Continue reading

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I Tea Party a Tampa

Michele Bachmann allo Unity Rally 2012 Continue reading

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Le prime foto da Tampa

Il Tampa Bay Times Forum dove si svolge la convention repubblicana Continue reading

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Chiese, biciclette e i fucili dei Tea Party

La River Church di Tampa è nascosta fra gli alberi dietro un grande incrocio e protetta da una pompa di benzina. Dopo un paio di tornanti appare il grando parcheggio le cui aree sono divise per nazioni. Parcheggio il pickup in Macedonia e mi avvio verso lo Unity Rally 2012, il comizio dei Tea Party a cui prenderanno parte due ex candidati alla primarie repubblicane: l’ex deputata del Minnesota Michele Bachman e l’ex amministratore delegato di Godfather’s Pizza Herman Cain. Sono due icone molto amate del movimento ultraconservatore che negli ultimi anni ha conquistato il palcoscenico politico americano. Fuori dalla chiesa qualche bancarella vende hot dog, tshirt e mazzi di carte senza re e regine, poco patriottiche, ma con disegnati i volti dei politici conservatori. Dentro qualche centinaio di persone ascolta un ignoto speaker, applaudendo svogliatamente di tanto in tanto. Fra il pubblico sventola qualche bandiera americana, che compare fiera anche su tshirt, camicie, cappellini da baseball, foulard e chissà cos’altro. C’è un anziano con la maglietta di Capitan America, un bambino seduto su uno sgabello che sventola una bandierina di carta disegnata da lui con la scritta In God We Trust, due anziane infermiere che impugnano uno striscione contro l’Obamacare e sostengono che l’assicurazione sanitaria sarà più cara quando sarà gratuita, due biker cinquantenni in pantaloni corti e giacchetti di pelle senza maniche con oscuri caratteri gotici sulla schiena, due signore con i capelli tinti e vistosi cappellini in piume di struzzo patriottiche e un soldato della guerra d’indipendenza con un cappello nero a falda larga a tre punte, una giacca di feltro verde, uno zaino d’epoca, un fazzoletto al collo e un fucile che sembra vero e che alza in segno di approvazione. Lo scuote ripetutamente quando sull’altare sale Michele Bachmann, fasciata in un vestito a larghe strisce orizzontali bianche e nere, che attacca il vicepresidente Joe Biden e l’Obamacare. Bachmann ammalia la platea e ricorda come i Tea Party abbiano influenzato la piattaforma del partito repubblicano. A gennaio in Iowa mi aveva fatto una pessima impressione, ora la ritrovo in splendida forma, abbracciata dal suo popolo. Faccio qualche passo e mi imbatto nel mio amico della radio svizzera. Ci siamo incontrati in tanti sperduti angoli d’America, e ci salutiamo calorosamente. Dopo le esibizioni di Krista Branch, cantante di Nashville mal amplificata in tacchi alti e vestito nero a pois, di un ragazzo di trent’anni con i basettoni che consegnava pizze a casa del presentatore e che oggi fa parte del movimento e del vice governatore del Wisconsin Rebecca Kleefisch, è il turno del grande ospite della serata. A pronunciare il keynote speech dei Tea Party dall’altare di questa chiesa della Florida è Herman Cain, ex amministratore delegato di Godfather’s Pizza e candidato alle primarie di quest’anno. La platea lo accoglie con entusiasmo, lui ricambia confermando il suo impegno nel cacciare Obama dalla Casa Bianca, l’obiettivo comune del fronte repubblicano a novembre. Cain annuncia l’endorsement dei Tea Party a Mitt Romney, concedendogli l’investitura repubblicana. “La scelta di Paul Ryan ha energizzato questo ticket”, afferma. “Romney poteva fare una scelta facile, ma ne ha preferita una forte e merita il nostro sostegno”. Il soldato della guerra d’indipendenza alza il fucile in segno di vittoria. Cain ha un completo nero, gli occhiali con una sottile montatura di metallo e stesi ai suoi piedi ci sono cinque o sei fotografi di massimo trent’anni. Arriva al passo finale del suo discorso, ricorda che l’obiettivo è cacciare Obama dalla Casa Bianca e lancia un monito al suo pubblico. “Stay informed, stay involved, stay inspired”. Informati, coinvolti e ispirati. Mentre torno a casa a notte fonda guidando il mio vecchio pickup azzurro e Chevrolet sotto le pesanti gocce di pioggia, vedo una strana ombra sul ciglio della strada. Sembra immobile in mezzo alla tempesta. Quando lo sorpasso capisco che si tratta di un signore di mezza età che pedala in bici controvento. Scompare nel buio dietro di me, mentre davanti appaiono le poche luci che riscaldano la notte di St. Petersburg.

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