Il rally in cui Romney cita Marco Rubio, per la prima volta

Dopo aver dormito per qualche ora, alle 8.30 mi butto nella doccia e mi vesto per andare al rally di Romney al mall di Clearview, nei sobborghi di New Orleans. Questo è l’ultimo rally di Romney a cui assisterò per almeno un mese, visto che il 31 parto per l’Europa. Devo fare il visto, ma dovrei perdere solo le primarie del 3 aprile, niente di tragico. Farò di tutto per trovare un visto in tempo per il voto di New York e Pennsylvania, del 24 aprile. E cosí, dopo essermi accertato che il diluvio sia cessato, esco alla vana ricerca di un taxi, poi ne chiamo uno che arriva in meno di dieci minuti, record americano eguagliato per quanto mi riguarda, e mi porta al mall facendomi vedere gli effetti residui di Katrina. Qualche casa semi distrutta, ma il peggio non è qua, mi spiega Bob, il tassista sessantenne e democratico. “Non mi piace Obama però”, mi dice. “Basta con queste guerre”, attacca. “Abbiamo buttato miliardi di dollari e migliaia di vite umane per portare la nostra democrazia a gente che non la vuole, e ora le cose sono peggio di prima”. Bob è ancora infuriato quando mi lascia venti minuti dopo sul retro del mall, dove ho avvistato i camion delle tv locali. Arrivo che il rally di Romney è iniziato da qualche minuto. Nella piccola saletta, nascosta dietro un ristorante, sono stipate circa trecento persone, per lo più di mezza età o pensionati. Dopo la vittoria in Illinois, Romney mi sembra più rilassato e anche più simpatico, sicuramente più a suo agio. Sente la nomination molto vicina ormai, Santorum è distante nella corsa ai 1.144 delegati. Il tema del rally è la riforma sanitaria di Obama, che Romney vuole abrogare come tutti, ma che spiega però di voler sostituire con un’altra. Poi all’improvviso, senza metterci troppa enfasi, dice una cosa che mi colpisce proondamente. “Come ha detto il senatore della Florida Marco Rubio”, spiega, “anche se questa riforma sanitaria fosse buona, e non lo è, non sarebbe comunque sostenibile”. Ha citato Rubio, e sono convinto che sia la prima volta. Ora che ha allungato su Santorum, soprattutto psicologicamente, Romney sta cominciando a mettere le basi per rendere Marco Rubio una scelta popolare per la vicepresidenza? Vuole far metabolizzare la scelta di un vicepresidente latino cominciando a parlarne pian piano durante i rally? Magari è una coincidenza, ma mi sembra piuttosto strana. Continuo a pensarci mentre l’ex governatore del Massachusetts accusa Obama di mettere a repentaglio le libertà economiche e personali dei cittadini, oltre che quelle religiose. Riceve applausi educati e composti. Elenca le vittorie degli ultimi giorni, elogia Portorico, “abbiamo un ‘conservative tune‘ laggiù”, dice. “Pensate che il governo, appena è stato eletto, ha licenziato migliaia di dipendenti statali”, spiega. E’ vero, ma come mi aveva raccontato Manuel lo fanno per mettere uomini di fiducia al posto di quelli che sono stati licenziati. Termina cosí e parte Born Free di Kid Rock. Per non turbare le orecchie dei numerosi pensionati presenti il volume è però da musica classica. Mentre Romney stringe mani, un uomo sale su una sedia e comincia a urlare “governor Romney, metta Ron Paul a capo della Fed”. Si apre una voragine fra Romney e l’uomo. Tutti si girano a guardarlo, Romney con in mano un libro e una penna alza lo sguardo e resta bloccato per un secondo con un’espressione non esattamente brillante, non sapendo cosa rispondere. Poi qualcuno ride e il resto della sala gli va dietro. Romney torna all’autografo, senza dire nulla. A fianco a me una signora tiene in braccio la propria bambina di tre anni, con gli occhi azzurri e la frangetta bionda. La bimba è annoiata e si appoggia imbronciata alla spalla della mamma. “Questo signore si chiama Mitt Romney e corre per la presidenza degli Stati Uniti”, spiega la madre alla figlia. “Dici che ce la farà?”, aggiuge. “No”, risponde secca e scocciata la bambina. Chiedo a Garrett, collega di Nbc che dall’estate scorsa non ha perso un rally, se ha mai sentito Romney citare Rubio. Mi risponde di no, “mi sembra che sia la prima volta che lo cita, effettivamente potrebbe non essere una coincidenza”. Continuo a pensarci. Saluto Rick, il capo della traveling press che sembra stranamente felice di vedermi, saluto Sarah e Nicole, che stanno tornando a New York per il weekend, ed esco nel corridoio affollato di sostenitori che chiacchierano fra loro. E in fondo vedo Sam, seduto su una panchina di legno, che beve in silenzio la sua tazza di the, mascherando un sorriso ironico. Sulle ginocchia ha un cartello azzurro, quello di Obama 2012.

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1 Comment

Filed under viaggio

One response to “Il rally in cui Romney cita Marco Rubio, per la prima volta

  1. francmel

    “No”, risponde secca e scocciata la bambina.

    Le voci dei bambini sono la voce della verità 🙂

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