Una brugola in regalo

Il tassista ghanese che mi porta da casa alla stazione del Greyhound ha avuto una giornataccia e per di più gli si è appena rotto il tassametro. Penso sia il solito vecchio trucco con cui hanno provato a fregarmi anche a San Juan, dove ogni volta che preso il taxi ho dovuto far presente al tassista di accendere il dispositivo. Invece lui mi dice di non preoccuparmi, che la corsa è gratis. “Oggi mal di testa, amico”, mi dice sconsolato. Prova in tutti i modi a far ripartire il tassametro, ma non c’è verso. Quando arriviamo alla stazione gli allungo dieci dollari, anche se la corsa sarebbe stata probabilmente da cinque. “Oh amico grazie mille, mi fai davvero felice”, mi dice tutto contento. “Qua si fatica e non si guadagna molto”, aggiunge prima di salutarmi con un sorriso enorme. Non faccio in tempo a salire su questo pullman che l’uomo seduto dietro di me mi chiede dei soldi per mangiare. Ha la faccia rotonda, i capelli da liceale ma grigi e una lurida felpa arancione. In cambio dei 5 dollari che gli do mi offre un piccolo binocolo, due pile nuove legate con del nastro adesivo, ma alla fine accetto una brugola. “Potrebbe tornarti utile se dovessi rimanete bloccato da qualche parte”, mi dice, “l’ho comprata per 5 dollari da Home Depot. Penso a dove potrei rimanere bloccato per dover fare ricorso alla brugola, ma non mi viene in mente nulla di realistico. Lui è serio, ma sorridente come un bambino. Ha circa 45 anni. Dopo qualche istante mi passa una cartolina natalizia. “Dio benedica te e tua moglie”, mi dice. Non mi metto a precisare che non sono sposato, ma apro la cartolina e dentro c’è anche un biglietto da visita. “Quello è il mio biglietto da visita, nel caso ti servisse mai qualcosa”, aggiunge. Lo ringrazio. In realtà il suo nome, Greg, e il suo numero di telefono sono scritti a penna sul retro del biglietto da visita di un certo Ken Jeggins. Anche la cartolina d’auguri è di qualcun altro. Sopra agli auguri altrui ha aggiunto un “God bless you, Greg”. Infilo la cartolina e la brugola nella borsa. Dopo un po’ starnutisco e una mano mi passa da dietro dei fazzolettini. “Nel caso ti servissero”, mi dice. E intanto l’Illinois comincia a scorrerci a fianco, poche luci e tanti alberi che spuntano dall’oscurità. Ogni tanto incrociamo i fari di una macchina o la luce arancione di un lampione ci illumina per meno di due secondi. Il motore del pullman romba costante e quando l’autista prede una buca saltiamo leggermente. Sono di nuovo in viaggio, di nuovo verso sud.

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