L’America in vacanza

Mentre finalmente lunedì mattina ci imbarchiamo sul volo per Philadelphia, l’uomo con i baffi bianchi accanto a me tiene in mano una copia della rivista American Hunter, il cacciatore americano. Indossa i jeans e una maglietta grigia con una grossa aquila americana al centro, apparentemente la stessa raffigurata sulla copertina della rivista. Mi domando cosa ci possa essere scritto all’interno della rivista, magari è un pozzo di consigli per quanto riguarda la caccia alle poiane o le trappole per bisonti. Questo volo segna la fine delle vacanze primaverili delle circa 200 persone a bordo. Credo che sia un po’ l’equivalente del treno da Roma a Siracusa/Palermo, quello che si divide mentre il traghetto delle Fs attraversa lo Stretto. Qua facciamo tutti scalo a Philadelphia, prima di volare da un’altra parte. Il mio vicino di posto ha un paio di Reebok bianche da tennis con gli orli blu da cui spuntano, senza calze, le gambe abbronzate, che poi si infilano nei pantaloncini khaki a metà coscia. I suoi capelli grigi ne evidenziano lo sguardo rilassato e soddisfatto, oltre che il colorito della pelle. Viaggia con la moglie, coi capelli biondi tinti, la figlia e quello che secondo me è senza dubbio il fidanzato. Siamo circondati da un’invasione di infradito di plastica o in pelle, smalti rifiniti o scheggiati, ma quasi sempre rossi o al massimo salmone, da studentessa di college. Alcune ragazze hanno anellini d’argento alle dita dei piedi, a volte soli altre invece a coppie, uno per piede. Vedo magliette con i brillantini, lunghe unghie finte e viola, cappellini da baseball e tatuaggi, ma nessuna finta scritta cinese. Ci sono anche baffi, Kindle, pelli arrossate, cuffie e cappelli di paglia. Rigorosamente in quest’ordine. Libri di chimica o scienze politiche sono aperti sulle ginocchia delle ragazze che tornano al college per le ultime sei settimane di studio. Ci sono felpe delle università abbinate agli shorts, riporti, frangette, camicie a maniche corte e golfini di lana. Una coppia gioca a dama, una ragazza indossa gli stivali, due signore anziane fanno il sudoku e una ragazza giovane le parole crociate. Tre bambini giocano coi video games, una è femmina, e nell’aereo ci sono due cuscini veri e quattro per il collo, oltre a tanti occhiali da vista sui nasi di decine di neo pensionati. Infine c’è una coperta celeste, una ventina di paia di scarpe da ginnastica, parecchi mocassini, bocche spalancate nel sonno e un filo di saliva che casca lentamente sulla maglietta colorata. Questa è l’America di ritorno dalle vacanze, e mentre i palazzi di Philadelphia cominciano ad apparire sul finestrino, la hostess mi riprende come sempre perchè non ho ancora spento il telefono. “Puoi essere arrestato”, mi dice stavolta minacciosa. Io rido, spengo lo spengo e cominciamo la discesa.

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