Il giorno delle elezioni a San Juan

A Portorico, il giorno delle elezioni, è proibito bere alcol. A mezzanotte del sabato tutti i bar abbassano le saracinesche, mentre i camerieri passano a requisire i bicchieri degli ultimi clienti. Mi guardo intorno stupito. “Probabilmente lo fanno perchè se no le persone si ubriacano e non vanno a votare”, mi dice Manuel. Il barista non sa darmi un’altra motivazione. “E’ la legge”, mi dice. Ovviamente, essendo un paese latino, un trucco c’è: basta andare a bere nei bar dei grandi alberghi. Anche perchè oltre a essere sabato è anche spring break e San Patrizio. Per strada però incontro solo una coppia con due berretti verdi da irlandesi e un ragazzo con i capelli tinti di verde. Al bar del Marriott la festa è vagamente più sentita e le persone sorseggiano cocktail costosi. In quest’isola, a quanto pare, bevono e fumano tutti con fedele dedizione. Forse è questa, insieme ai sorrisi stampati sui volti, l’unica cosa che accomuna i portoricani. Sono tutti completamente diversi fra loro, a cominciare dal colore della pelle, di almeno sei o sette tonalità differenti. Alcuni poeti e cantanti hanno usato il termine “burundanga” per descrivere Portorico. La burundanga, a quanto capisco, è un piatto realizzato mettendo insieme tutti gli avanzi della cena. Questo è Portorico. E infatti entrando in qualsiasi stanza o bar si vede subito quanto siano esteticamente diversi fra loro gli abitanti di quest’isola caraibica. Lungo le strade, a grandi multinazionali americane come Walgreens, McDonald’s e Best Buy si alternano piccoli negozi caratteristici e bar che servono caffè delle Antille e ricordano in tutto quelli italiani, anche per i tavolini disposti nelle piazze. In giro vedi tanti tatuaggi, molti raffiguranti la Madonna, occhiali da sole di plastica nera e gente che trascina grossi barbecue fino in spiaggia per il picnic domenicale. Non ce ne sarebbe bisogno, perchè ci sono anche bancarelle che vendono spiedini fatti alla brace. Sulle spiagge di Portorico sembrano però essenziali le seggioline da mare e le borse frigo per la birra o i cocktail fatti in casa, che hanno tutti. All’ombra delle palme ci sono persone che parlano e fumano grossi sigari. Il loro spagnolo sembra quasi brasiliano, ad ascoltarne bene la cadenza. Portorico è poi abbondante in ogni sua espressione, dal tono della voce, al cibo, alle taglie di reggiseno, fino ai pettorali dei maschi pompati con palestra e ormoni e alle grosse catene d’oro e d’argento che si adagiano sulle canottiere e sulle magliette. La musica latinoamericana è sempre a tutto volume, mentre le onde di questo oceano sono continue, forti e inarrestabili. Non a caso si vedono spesso, a cinquanta metri dalla costa, surfisti che sembrano squali nelle loro mute nere in attesa dell’onda giusta. E per quello che ho visto io, forse troppo poco, Portorico è un’isola allegra e spensierata, che domenica alle primarie repubblicane ha dato a Mitt Romney oltre il 50% dei propri voti e tutti e 20 i delegati in palio nella corsa ai 1.144 necessari per ottenere la nomination repubblicana. Quelle che si tenevano su quest’isola erano primarie inaspettatamente importanti, soprattutto dopo la doppia vittoria ottenuta da Rick Santorum in Mississippi e Alabama la settimana scorsa. Come sempre finora, l’ex senatore italoamericano non ha saputo però cavalcare o per lo meno mantenere il suo momentum, scivolando oltretutto sulla questione della lingua spagnola, cruciale a Portorico. Romney invece, oltre ad avere posizioni più moderate, poteva contare sul sostegno dell’intero l’establishment portoricano, a cominciare da quello del governatore Luis Fortuno. E non si è lasciato sfuggire l’opportunità di riprendere le distanze da Santorum.

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