Mercati, negozi di trattori e scarafaggi. Ultimo giorno di traveling press

Dopo aver dormito una manciata di ore, Rick, il capo della traveling press, ci da appuntamento alle 7. Facciamo una breve colazione, carichiamo il pullman e partiamo verso il mercato ortofrutticolo di Jackson, Mississippi. Stamattina, molto presto, c’è un town hall meeting di Romney, sempre accompagnato dal governatore Phil Bryant. La differenza con i rally è che ai town hall meeting verranno accettate domande dal pubblico. Che tra l’altro non mi sono sembrate decise prima. Quando arriviamo ognuno prende posto nella sala stampa improvvisata in fondo alla stanza. In mezzo c’è una specie di arena dove si potrebbero vendere mucche, invece dopo qualche minuto vi prendono posizione Romney, Bryant e qualche politico locale. Dopo il giuramento sulla bandiera e la preghiera collettiva, in cui Dio viene ringraziato per il governatore Romney, inizia il meeting. C’è un vecchio carro carico di bambini che sostengono, immagino di propria iniziativa, il loro candidato, c’è qualche cappello da cowboy e ci sono facce scavate ma sorridenti. Molte donne e signore hanno un trucco pesante sulle guance e sugli occhi e giacchetti di pelle colorata. In mezzo al pubblico c’è una giovane e appariscente ragazza vestita con un abito blu elettrico da cerimonia. È seduta immobile su una sedia, con le gambe di lato, muove solo gli occhi alla ricerca dei fotografi che la immortalano. Sembra in cerca di un marito ricco o di un concorso di bellezza. Ci sono molti indecisi fra il pubblico, almeno fra quelli con cui parlo. Un uomo mi dice che conosce un tipo che una volta è stato in Italia. Un ragazzo giovane mi chiede invece cosa ne penso della sanità americana e se secondo me sarebbe sostenibile adottare un modello europeo negli Stati Uniti. Romney sa di non piacere troppo in Mississippi, esordisce dando il buongiorno con l’accento locale. “Morning y’all”, dice. “Me l’ha insegnato Governor Bryant”, aggiunge ridendo. Poco dopo vede un insetto che corre sul pavimento. “Guardatelo, guardate quel piccoletto”, dice prima di schiacciarlo. “Giuro che non era uno scarafaggio”, spiega poi, mentre i ragazzi della stampa lo guardano perplessi. Quando è il turno delle domande, il pubblico gli fa un paio di domande sulle pensioni, poi ci sono i soliti autografi e per noi è il momento di tornare sul pullman e di partire verso Birmingham, Alabama. Lo staff ci ha comprato la colazione al deli, l’agente dei servizi segreti passa sul pullman per offrirci le caramelle. Durante il viaggio, tre o quattro ore, si lavora. Stasera poi torneranno tutti a casa per il primo weekend dopo tanto tempo. Si ritroveranno qua lunedì. Mentre tutti lavorano ai propri pezzi c’è una corsa clandestina all’acquisto di biglietti aerei per New York e Washington. Due ragazze decidono invece di andare a rilassarsi in Florida, mentre i ragazzi di Wall Street Journal e Politico resteranno con me a Birmingham. Nel frattempo il Mississippi sfuma dolcemente nell’Alabama, dove la strada è meravigliosamente monotona: grandi chiese battiste sperdute in mezzo ai prati, edifici bassi, colori del sud, ristoranti in baracche di lamiera, autolavaggi, diner, ciminiere e tanti negozi di pezzi di ricambio d’auto, come a Detroit. Qua infatti ci sono tantissime case automobilistiche straniere, a cominciare da Mercedes, Hyundai, Honda e Toyota. L’ultimo rally di giornata è in un rivenditore di trattori e Caterpillar. A introdurre Romney è un famoso cantante country locale, Randy Owen, con pizzetto, capello un po’ cotonato anni ottanta e giacca di pelle. Era il cantante degli Alabama, ora ha sessant’anni e fa il solista. Fa un preambolo lunghissimo, dice che sarà fondamentale votare per Romney. L’ex governatore del Massachusetts entra in scena fra gli applausi, dietro di lui ci sono due enormi Caterpillar gialli. Dopo un paio di minuti chiede a Owen di cantare Sweet Home Alabama, senza rendersi conto che in realtà la canzone è dei Lynyrd Skynyrd. Owen ne intona qualche parola, con un po’ di imbarazzo, accompagnato dal pubblico che batte le mani a tempo. Finito il rally si riparte, stavolta verso l’aeroporto di Birmingham. Al di fuori degli eventi di Romney non abbiamo parlato con nessuno, né ci siamo fermati da nessuna parte. È stato un viaggio un po’ estraneante. Vado a cena con il ragazzo di Politico e quello del Wall Street Journal, che ha appena saputo che il suo pezzo sarà in prima pagina sull’edizione del weekend. Mangio i miei primi pomodori verdi fritti in una specie di tavola calda consigliata da un loro amico. Un posto essenziale, scarno, per nulla attraente. Ma con una cucina deliziosa. Dopo cena ci andiamo a prendere due birre in centro. Nel bar, una specie di saloon che si chiama per l’appunto Fuego Saloon, i clienti fumano mentre bevono margarita. Anche la cameriera con i capelli tinti, ventenne e incinta, aspira grandi boccate di sigaretta mentre ci serve il primo giro di birra.

Advertisements

Leave a comment

Filed under viaggio

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s