L’odore di barbecue sulle strade di Birmingham

Panic on the streets of Birmingham, cantava Morrisey, il poeta, ma in realtà quello che sento per le strade di Birmingham, Alabama, al tramonto di questo primo vero giorno di primavera è il delicato profumo di barbecue che arriva dai giardini sul retro delle case. L’odore della carne marinata come solo gli americani sanno fare è delizioso e si insinua fra i primi alberi in fiore dell’anno. Sono appena uscito da casa di Mindy, la ragazza che mi ha cortesemente offerto il suo divano senza troppo preavviso, per esplorare un po’ questa città che ora ospita la sede del prestigioso campus medico della University of Alabama, ma che fra gli anni cinquanta e i sessanta fu una polveriera e l’epicentro delle battaglie per i diritti civili. Sulla strada, che sembra la corsia di un ospedale a giudicare dal numero dei ragazzi in camice, si affacciano case di legno tutte diverse. Bandiere americane scolorite sventolano sui portici, dove i dondoli oscillano lentamente come se qualcuno si fosse alzato da poco. A un incrocio mi imbatto in due ragazze, Kelly e Lisa, che stanno facendo le volontarie per Ron Paul. Lisa ha una quarantina d’anni ed è alla sua prima uscita. Kelly invece ha 28 anni ed ha iniziato a fare la volontaria a giugno. Come tutti i sostenitori di Paul sono entusiaste del deputato texano, ce l’hanno con le banche, con la Fed e con Washington, i grandi nemici del dottor Paul. “I sostenitori di Paul”, mi spiega inoltre Lisa, “non guardano i media tradizionali, che danno notizie fuorvianti, ma cerchiamo notizie sui siti altenativi”. Gli chiedo cosa ne pensano di queste primarie e mi dicono che Paul “può ancora farcela”. Ogni weekend Kelly indossa la sua maglietta blu della campagna elettorale, prende un cartello, e fa il suo giro della città per convincere le persone che Paul è la scelta migliore. “Sabato prossimo finalmente mi riposerò”, mi dice con un sorriso, “ho parecchio da fare anche con l’università”. Quando torno a casa veniamo tutti invitati dai vicini a giocare a beer pong, tradizionale gioco alcolico dei college americani. Sono tutti studenti di vent’anni e io non giocavo a beer pong forse da otto anni. A un certo punto alcuni si infilano nel basement, io li seguo, tirano fuori delle pipette e iniziano a fumare erba a grandi boccate. Le pipe le prepara John, un muratore di poco più di vent’anni con una lunga coda nera e una croce d’oro sulla tshirt, che utilizza il suo tritaerba con maestria. Sta facendo i lavori in casa e viene anche invitato alle loro feste. E’ profondamente repubblicano. Accanto a lui c’è una ragazza molto giovane, timida, che sembra annoiarsi. Non fuma, ha uno zainetto sulle spalle e guarda il telefono in attesa di un messaggio del suo ragazzo. Brett invece, che in casa ci vive, è più dubbioso di John. E’ magro, ha i capelli biondi ingellati e una camicia di flanella larga. “Nel 2008 ho votato McCain, ma era la prima volta che votavo”, mi spiega. “Stavolta sono ancora indeciso”. Mi giro e vedo la ragazza che prima si annoiava che armeggia con un bong rudimentale ricavato da una bottiglia di plastica. Mentre lei aspira con forza io sorrido fra me e me. Arriva Mindy, che alle undici di sera stava ancora studiano, e andiamo a prendere una birra con i suoi amici.

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