Essere un volontario al Super Tuesday

Finalmente è arrivato il Super Tuesday. Oggi votano dieci stati a cominciare dall’Ohio, quello più importante. J. fa la volontaria ai seggi, prenderà 10 dollari all’ora e oggi lavora dalle 5.30 del mattino fino alle 8.30 di sera. Altri 7.50 li prenderà per il training di quattro ore a cui siamo andati domenica. A me però i 7.50 non li daranno. Pazienza. Al training c’erano circa ottanta persone, quattro o cinque ragazzi e poi molti pensionati. Alle 3 del pomeriggio è iniziata una lezione introduttiva sul ruolo dei volontari, l’importanza del loro lavoro e la cura che devono dedicare agli elettori, specialmente alle persone con handicap. L’atmosfera era rilassata e il trainer, di cui non ho sentito il nome perchè siamo arrivati con un paio si minuti di ritardo, ha fatto numerose battute per rendere meno noiosa la cosa. Dopo un’ora non avevo ancora mai sbadigliato, tanto per quantificare meglio. Successivamente i volontari sono stati divisi in gruppi da sei persone. Noi, che ovviamente eravamo in sette, siamo finiti con Danny, la nuova trainer. “Mia figlia di otto anni l’altro giorno mi ha detto che sono un American hero perchè faccio la volontaria”, dice all’inizio della seconda parte di lezione. Questa è molto più tecnica. A differenza dei caucus, che sono organizzati separatamente da repubblicani e democratici in luoghi diversi, alle primarie votano tutti insieme. Per questo motivo è obbligatorio che gli elettori dichiarino prima la propria affiliazione al partito. Se non lo fanno non possono votare. Oltre a democratici e repubblicani, oggi votano anche verdi e libertari. Danny fa una lunga serie di prove pratiche, con elettori di fantasia dai nomi altisonanti: Al K. Seltzer, Stanley Cupp, Joe Sample e cosí via. C’è anche la signora Pillow Case, che ha un handicap, non può scendere dalla macchina e manda sua figlia Book Case a chiedere informazioni al seggio. Questa è la parte più lunga e noiosa, ripetitiva. Les, un settantenne che ha preso parte a 27 elezioni (spero non presidenziali, gli ho detto), risponde giusto a una domanda e vince una mentina premio. Dico a Danny che ce la meritiamo tutti la mentina, dice di sí, ma non ce la da fino alla fine. Dopo due ore termina la lezione pratica, durante quale i miei sbadigli sono stati tre, mentre J. forse mi ha battuto. Alla fine Danny ringrazia il suo gruppo. “Come dice mia figlia”, spiega in tono solenne, “anche voi siete American heroes. Fatta eccezione per te”, aggiunge indicandomi non troppo ironicamente. “Come on Danny”, le dico, “voglio essere anche io un American hero, non sono neanche pagato per stare qua”. È inflessibile. “Beh, magari sei un hero in America”, mi consola ridendo J. mentre ci dirigiamo nella grande sala di questa scuola superiore dove saremo messi alla prova con le voting machine, i macchinari su cui oggi voteranno gli americani. L’ultima ora di lezione è la più divertente. Ogni membro del gruppo farà funzionare a turno la macchina. Uno fa l’elettore e l’altro il volontario. L’ultima trainer è Gretchen, una signora bionda e magra, con il viso allungato e gli occhiali troppo grandi. Indossa una felpa turchese sopra un maglioncino a collo alto amaranto e dei jeans a zampa d’elefante fuori moda da una ventina d’anni. Inizia a spiegarci come montare la macchina, che sembra più che altro una sedia di plastica ripiegabile. Dopo di che passa al funzionamento. Per votare bisogna inserire una cartuccia e poi i dati dell’elettore, alla fine lui può scegliere i candidati e confermare. La macchina registra tutti i dati su uno scontrino. Durante le quattro ore mi chiedono per tre volte di fare il volontario anche io, e ogni volta rispondo che lo farei volentieri, ma purtroppo non sono cittadino. J. mi racconta che quest’anno ci sono stati pochissimi volontari, e che lei è qua per questo motivo. Fra l’altro non ha mai votato le presidenziali, perchè nel 2008 era ancora minorenne. Quando è il suo turno, J. mi sceglie come write in candidate, ovvero candidati non presenti in lista che possono essere votati scrivedone il nome senza sbagliarne lo spelling, cosa piuttosto complicata in America. Dopo aver ricevuto il mio primo voto, credo in assoluto, Gretchen mi fa provare la macchina. Seleziono i miei candidati, confermo e invio i voti. “Grazie”, le dico alla fine, “se sarò veramente fortunato voterò di nuovo fra vent’anni”!

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1 Comment

Filed under viaggio

One response to “Essere un volontario al Super Tuesday

  1. Franc.

    Non ci capisco più niente: allora al Super Tuesday si elegge comunque un candidato repubblicano, ma a votare possono andare tutti? Purché dichiarino per quale partito sono? E se i democratici ci andassero solo per votare il repubblicano con meno probabilità? Il discorso non mi quadra evidentemente mi sfugge qualcosina…

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