La vita di Meghan

All’Happy Dog di Cleveland c’è musica live stasera. Dopo un ragazzo che sembrava capitato sul palco per caso ha cominciato a suonare una ragazza, Cassie, che ha attirato tutta l’attenzione del bar cantando In the aeroplane over the sea dei Neutral Milk Hotel.


Cleveland è grigia e piovosa come te la aspetti, piena di vecchi edifici industriali all’inglese, in mattoncini rossi e vetrate a quadri, che si alternano a palazzoni moderni e senza cuore. Lo stadio dei Browns svetta imponente proprio in riva al Lago Erie, da cui soffia un vento forte e gelido. Ponti di ferro si insinuano nella città, che durante tutta la giornata è stata funestata da un clima inospitale. Fuori dal bar i semafori appesi ai cavi dell’elettricità in mezzo all’incrocio fra Detroit Avenue e West 58th street dondolano senza tregua mentre Cleveland si prepara ad accogliere il tornado che ha già fatto un morto in Ohio, cinque in Kentucky e otto in Indiana. Dopo il rally di Romney alla Cleveland State University ho bevuto una birra con Meghan, la ragazza che mi ospita. Le mie sono poi diventate tre, mentre lei ha aggiunto solo un ginger ale. Mi ha raccontato di aver avuto problemi con l’alcolismo in famiglia. Suo nonno era un pilota di aerei ed è sempre stato un grosso bevitore, suo padre non l’ha praticamente mai conosciuto. E’ cresciuta con la madre, un fratello e una sorella più grandi. Anche per questo a poco più di vent’anni s’è sposata con un uomo che aveva vent’anni, ma più di lei. Dopo due anni e mezzo si è svegliata una mattina domandosi cosa avesse fatto per finire in quel letto, con un uomo che poteva essere suo padre. Così si è arruolata nell’esercito, ha fatto il boot camp in New Jersey ed è finita con la Guardia Costiera degli Stati Uniti. Ha vissuto a lungo su una nave, dove una volta ha salvato una barca carica di clandestini dell’Ecuador che stava affondando, clandestini che poi sono stati riaccompagnati fino a casa. Ha abitato nel sud della California, fra San Diego e Los Angeles. Un giorno le hanno chiesto di scegliere fra l’Alaska e l’Ohio, il suo Stato natale. Ha scelto l’Ohio, dove è tornata sei anni fa. Meghan ha i capelli neri e dietro agli occhiali di plastica ha gli occhi verdi. E’ nata a Kent, “una cittadina famosa solo per la storia della Guardia Nazionale”, mi ha detto. Il 4 maggio del 1970 la Guardia Nazionale aprì il fuoco sugli studenti della Kent State University che manifestavano contro l’invasione americana della Cambogia, annunciata dal presidente Richard Nixon quattro giorni prima. Morirono quattro ragazzi e altri nove rimasero feriti. Meghan ha “venticinque tatuaggi e uno zio fuorilegge”, come mi ha confidato oggi pomeriggio. I tatuaggi sono una cosa di famiglia. “Mio fratello è nell’esercito e ha tutte e due le braccia tatuate, parte del petto e ora sta lavorando sulle gambe”, mi ha raccontato. “Mio zio invece è un duro. Era un motociclista e ha avuto problemi con la legge”, mi ha spiegato. “E’ completamente tatutato, fatta eccezione per le mani, il collo e la testa. Se mette una camicia non ti accorgi di nulla”. Meghan ha tatuaggi sulle gambe, sulle braccia, sulle spalle e sulla schiena, alcuni dei quali li ha fatti con sua sorella e con la sua migliore amica. E’ una ragazza dolce, molto gentile. Ogni volta, prima di salire in macchina, mi apre sempre lo sportello del suo vecchio furgoncino Toyota verde che solca le strade dell’Ohio da oltre vent’anni. Lei di anni ne ha trentacinque, compiuti meno di una settimana fa, e deve trovare un ragazzo per il matrimonio della sua amica, che si sposerà a fine mese. Kyle, il suo fidanzato, l’ha lasciata stamattina dopo tre giorni in cui era praticemente scomparso. “E’ un ragazzo fantastico, ma lo sentivo che stavo per avere una doccia fredda”, continua a ripetere a me e alle decine di persone con cui l’ho sentita parlare nelle ultime ore. E’ in un periodo di transizione, Meghan. Dopo nove anni ha lasciato una carriera sicura nella Guardia Costiera e ora lavora part time all’ospedale dei veterani di Cleveland. “E’ un lavoro che odio e non vedo l’ora di andarmene da questo posto”, mi ha detto almeno sette volte. E’ alla ricerca di una nuova vita ma non può andarsene. Ha ventiquattro anni di mutuo ancora da pagare e il mercato immobiliare “in questo momento fa schifo”. Lo scorso anno ha dovuto dichiarare bancarotta perchè non è riuscita a ripagare le spese della carta di credito, e ora è bloccata a Cleveland senza poter vendere questa casa che è diventata più un problema che un investimento, come aveva pensato sei anni fa, al momento dell’acquisto. Erano due giorni che provavo a consolarla, a convincerla che probabilmente Kyle aveva avuto da fare al lavoro ed era stanco. Ma nelle stesse quarantotto ore Meghan, che lavora solo nei weekend, ha avuto solo tempo per rimuginare sull’assenza improvvisa di questo ragazzo che frequentava da appena tre mesi. Il suo problema principale stamattina era riprendere le chiavi della sua grande casa di legno, dove vivono anche i suoi due gatti dai nomi giapponesi. Stasera, dopo la sua lezione di yoga, è un’altra persona. E’ una brava fotografa e una ciclista impavida. Vuole pedalare per l’America alla ricerca di un lavoro, portando avanti un progetto fotografico. Sembrava entusiasta.

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