La notte di Mitt e l’arresto di Natasha

Novi è una cittadina a mezz’ora da Detroit dove sono nati ben cinque giocatori dei Red Wings, la squadra di hockey cittadina. Qua Mitt Romney ha organizzato la sua notte elettorale, in un anonimo centro congressi. Come al solito la stampa internazionale viene segregata in una saletta di fronte alla sala dove parlerà l’ex governatore del Massachusetts. Non ci sarei arrivato senza Tomas, il collega della tv svizzera che mi è venuto a prendere a casa di Michael. Al centro congressi ritrovo anche il mio amico, l’altro Thomas, che a Jacksonville mi aveva salvato accompagnandomi fino alla stazione del Greyhound. Senza protestare più di tanto con l’organizzazione mi infilo con la nonchalance di chi non sta facendo nulla di inappropriato nella sala del discorso. Nessuno si accorge che il mio pass è giallo e non blu come dovrebbe, chiudo il cardigan con disinvoltura per nascondere il pass e mi ritrovo dentro. Vedo Sarah, la bionda giornalista di Cbs ai cui piedi mi ero nascosto a Denver, vedo Michael, il ragazzo del New York Times con i ricci e i suoi soliti pantaloni attillati e poi il giornalista col cappellacio. Cominciò a girare per la sala, incontro Tom, un simpatico signore col basco e i capelli bianchi che ha abitato per anni in Libia. “C’erano un sacco di italiani”, mi dice, “poi li hanno cacciati. Pensa che mia moglie ha imparato l’italiano là”. È molto simpatico e parliamo per mezz’ora. Intanto cominciano a uscire i primi risultati e viene assegnata a Romney la vittoria in Arizona. Appena Santorum passa in vantaggio in Michigan lo staff spegne i maxischermi. Resta solo la musica della Motown a fare compagnia alle duecento persone in sala. Marvin Gaye, Diana Ross, le Supremes e tutti i ragazzi del quartiere a cui Berry Gordy, il fondatore, spalancò negli anni sessanta le porte della celebrità. Ma a Detroit la musica, come mi ha detto anche Ed, ha seguito l’evoluzione della città e smise di essere allegra con la rivolta del 1967. Gordy si era allargato, e alla casetta su tre piani bianca e celeste dove era nata la Motown aggiunse altre nove case. La questione razziale a Detroit non era mai stata tranquilla e Gordy, afroamericano, ebbe l’intuizione di assumere venditori bianchi per diffondere i propri artisti. Poi però le incomprensioni preserò il sopravvento e alla fine la Motown fu prima spostata a Los Angeles e poi venduta nel 1988. Accennando qualche passo di danza sulla voce della sua ex fiamma Diana Ross diffusa dagli altoparlanti, i sostenitori di Romney attendono l’arrivo del loro candidato. Improvissamente vengono riaccesi i maxischermi, Romney ha un vantaggio di tre punti che non mollera più fino al termine. Le facce della gente, che prima erano rassegnate e arrossate dai cocktail, dalle birre e dai grandi fari delle televisioni puntati sulla sala, diventano improvvisamente felici. Le persone sventolano piccole bandiere americane e pom pom bianchi o azzurri. Incrocio Rick, il il capo dell’ufficio stampa, che mi saluta e mi dice di uscire. Dico di sí, ma mi nascondo fra la folla. Arriva sul podio il governatore del Michigan Rick Snyder, poi il procuratore generale Bill Schuette, un carismatico showman che secondo me farà presto il salto verso la politica nazionale. Fox News assegna la vittoria a Romney, ora in sala c’è un’energia positiva e festosa. Arrivano i coniugi Romney con uno dei figli, gli altri due sono in Arizona con il governatore Jan Brewer e con John McCain, l’uomo che quattro anni fa gli strappò la nomination ma che questa volta lo ha aiutato a conquistare il suo Stato. Vestita con un abito rosso Ann Romney è raggiante e bellissima. Prende la parola per ringraziare tutta la famiglia, il partito e Donald Trump. “I love Michigan”, dice. “We love you”, gli risponde un uomo dalla platea. Tocca a Romney, ringrazia, attacca Obama, lo prende in giro sullo Yes we can. Ha conquistato il Michigan, la sua terra natale, proprio quando pensava di averlo perso. È stata una vittoria inaspettata che gli permetterà di affrontare più serenamente il Super Tuesday della settimana prossima, quando a votare saranno dieci stati e potrebbe andargli meno bene, considerando che Santorum potrebbe vincere in Ohio e Gingrich potrebbe resuscitare in Georgia, il suo Stato, e in tutto il sud. Esco dalla sala e mi dicono che hanno appena arrestato Natasha Loder, giornalista dell’Economist di stanza a Chicago. Voleva entrare in sala e non l’hanno fatta entrare. Tiro un sospiro di sollievo, l’ho scampata bella.

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1 Comment

Filed under viaggio

One response to “La notte di Mitt e l’arresto di Natasha

  1. Librolandosi

    Eh sì!!!
    L’hai proprio scampata bella carissimo Andrea!!! :)))

    Ciao e buona continuazione!!! :)))

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