In pickup fra i sobborghi di Detroit

Con Matija, a bordo del più classico dei pickup bianchi e scassati di proprietà del partito democratico della contea di Macomb, abbiamo attraversato per ore i sobborghi di Detroit. Michigan puro, la periferia dell’industria automobiliatica. Qua tutto ruota intorno all’auto e le persone ci tengono a far presente che Fiat e Marchionne hanno fatto un ottimo lavoro con Chrysler. “Ha studiato a Windsor, in Canada, dall’altra parte del fiume”, mi aveva detto Ed, “è uno che conosce l’ambiente”. Mentre cala la notte e si accendono le insegne al neon dei negozi lungo la strada, dalla radio esce la voce profonda e rauca di un commentatore politico conservatore. Ci sono migliaia di villette tutte diverse, ma in fondo una uguale all’altra. Ho assistito insieme a Matija al rally di Romney a Royal Oak, la cittadina del Michigan a un passo dal Canada dove operava Jack Kevorkian, meglio noto come il dottor morte, il medico che dichiarò di aver assistito nel suicidio almeno 130 pazienti e che passò otto anni in galera. Torniamo a Clinton e ce ne andiamo a piedi a bere una birra, che poi diventeranno tre, nell’unico bar vicino casa di Ed. È un bar per camionisti lungo la strada, una bettola con luci al neon e calendario del Nascar appeso sopra gli urinatoi nel bagno degli uomini. Dopo aver parlato di politica, di cui Matija è appassionato, torniamo a casa di Ed, dove passo la notte. Lo troviamo seduto su una poltrona reclinabile, con un coperta sulle gambe e i piedi incrociati che spuntano fuori. Sta guardando Charlie Rose che intervista Jon Huntsman in un vecchio quanto enorme televisore Hitachi dei primi anni novanta. Ed ci rivela di aver sostenuto John Edwards nel 2008, prima di passare con Obama. Il presidente però non lo convince. “E’ troppo moderato”, ci dice. Allo stesso tempo detesta i Clinton e “la loro gente, quella di cui Obama si è circondato”. La sua sala è grande, coperta di moquette e riempita di divani e poltrone. C’è anche una sedia a dondolo. Immagino che è stata la sua attività politica a fargli arredare la casa in questo modo, creando due salotti separati. Ed parla per lavoro con centinaia di persone ogni settimana, mi ha detto Matija, passa il tempo parlando con la gente. Poi quando è in casa diventa improvvisamente di poche parole.

Dopo aver passato la notte in una camera riempita di almanacchi di politica americana di Michael Barone, io e Matija ci mettiamo in viaggio per tornare verso Detroit. Lungo la strada incrociamo una sequenza casuale di edifici bassi. Barbieri in piccole baracche, fiorai, negozi di liquori, tabaccherie e diner. Kathy, la cameriera di Rose’s ha lunghe unghie finte e rosa e fa cadere il sale mentre lo sistema sul tavolo. Se ne tira un po’ dietro le spalle automaticamente. “Pensavo fosse un’usanza italiana”, le dico. Lei scoppia ridere. “In America lo facciamo sempre”, mi risponde. Su Fox News, nel televisore in fondo alla sala, passano in continuazione spot elettorali di Rick Santorum, che prima si propone come l’opzione conservatrice pe sconfiggere Barack Obama, poi colpisce Mitt Romney e la sua riforma sanitaria. I tavoli di Rose’s sono bianchi e verdi di formica e i divanetti hanno una fantasia floreale verde e gialla. Ci rimettiamo in strada e incrociamo decine di meccanici, qualche lavanderia e un negozio di mobili ed elettrodomestici. Peppino’s parrucchiere e Mario’s auto sales auto repairs mi fanno pensare alla comunità italoamericana di Detroit, che deve essere abbastanza numerosa. Dopo quasi 24 ore sono di nuovo a casa di Michael.

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