La cena pomeridiana

Domenica sera Michael ha organizzato una cena a casa sua per parlare un po’ di politica. A tavola c’erano Nancy, una giornalista locale, David, il direttore dell’Opera di Detroit di origine calabrese, Ed, il suo stagista tedesco Matija e un altro David, un giovane che lavora nelle pubbliche relazione e che ha lasciato New York dopo quindici anni per venire a Detroit, qualche mese fa. Michael è un bravo cuoco e ha preparato un’ottima cena. L’unica mia perplessità riguardava più che altro l’orario dell’invito: le tre del pomeriggio. Alle otto se ne sono già andati tutti, e io ho anche finito di lavare i piatti. Mica sono in albergo. La cena è stata molto interessante e illuminante. A tavola erano tutti democratici, ma è emerso che alcuni di loro oggi avrebbero votato per Santorum. Grazie alle primarie aperte infatti non c’è bisogno di essere registrati con il partito repubblicano per votare. Alla nostra tavola Santorum potrebbe aver preso tre voti, escluso quello di Ed, cosí profondamente antirepubblicano da non voler portare sulla coscienza un voto per l’ex senatore della Pennsylvania. Gli altri invece stanno valutando la possibilità. È la stessa tattica che ha permesso a Newt Gingrich di vincere in South Carolina e consiste principalmente nell’affossare Romney, lo sfidante più moderato e più pericoloso per Obama. David, che ha ispidi ricci grigi e un paio di baffi ben curati, racconta poi di aver visto Kwame Kilpatrick all’opera, qualche giorno fa. “Kwame is back in town”, dice. Kilpatrick è l’ex sindaco di Detroit, un giovane democratico di belle speranze costretto a dimettersi nel 2008 in seguito a una serie di scandali. Dopo ver passato del tempo in galera, ora Kilpatrick è libero ma in attesa di finire di nuovo dentro per un bel pezzo. A quanto pare si credeva invincibile, veniva da una famiglia di politici, e cominciò a intascare tangenti. “Era cosí pieno di sé da volere che le persone gli pagasserò un tributo”, mi spiegano a cena. “Non erano solo tangenti”. Si sentiva al di sopra della legge, ma poi qualcuno cominciò a parlare e per Kwame iniziarono i guai. Ora il sindaco è Dave Bing, ex giocatore di basket con i Detroit Pistons, anche lui democratico. “E’ un brav’uomo”, mi raccontano, “ma per rimettere a posto Detroit ci vorrebbe una persona con più polso”. Passiamo a parlare dell’esodo di Detroit e mi spiegano che la crisi in realtà non ha influito molto, ma ha avuto l’effetto opposto per parecchie persone. “Io ad esempio sono rimasta bloccata”, mi dice Nancy. “Da quando sono venuta a Detroit casa mia ha perso cosí tanto valore che ora non me ne posso andare, non posso venderla, butterei un sacco di soldi”. Come Nancy, che paga il 40% in meno di tasse sulla proprietà, sono in tanti a essere rimasti bloccati qua. La sua casa vale la metà di quando l’ha acquistata quindici anni fa. L’altro David paga 500 dollari d’affitto al mese per una casa con una camera da letto. A New York il suo appartamento costerebbe fra i 2.000 e i 2.500 dollari. La casa di Ed invece ha perso 4.000 dollari di valore nell’ultimo anno e pagherà circa 600 dollari in meno di tasse sulla proprietà rispetto a due anni fa. “Ma non voglio pagare meno tasse”, mi dice scoraggiato. “Vorrei che la mia casa valesse qualcosa”. A due isolati da qua c’era anche la casa natale di Romney. Qualche mese fa l’hanno abbattuta dopo che era stata pignorata. “Lui non ha fatto nulla per salvarla”, mi dicono. “Sarebbero bastate poche migliaia di dollari e avrebbe fatto qualcosa per la città, sarebbe stato un bel gesto”. Romney qua ha un problema di credibilità, i suoi concittadini non si fidano di lui e lo considerano un voltagabbana, un traditore. Ad esempio si è sempre opposto al piano di salvataggio dell’industria automobilistica varato da Obama. “Lasciamo fallire Detroit”, aveva detto. Quelle parole qui non se le sono dimenticate. Durante la cena suona il telefono. “È un messaggio registrato di Rick Santorum”, dice Michael, “è già la seconda volta che chiama oggi”. In mattinata l’ex senatore della Pennsylvania si è proposto come “la scelta conservatrice per sconfiggere Barack Obama”. Stavolta spiega che “se hai a cuore il secondo emendamento e vuoi possedere una pistola, devi ascoltare questo messaggio”. A tavola Santorum non è molto amato. Mi raccontano una sua intervista sui matrimoni omosessuali. Pare abbia detto più o meno “uomini con uomini, ti rendi conto, e poi dove andremo a finire? Uomini e cani?”. Michael scuote la testa. “E’ proprio il passo successivo”, dice ridendo.

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1 Comment

Filed under viaggio

One response to “La cena pomeridiana

  1. Franc.

    Mi piacerebbe leggere qualcosa su posti dove la riconversione industriale invece ha avuto luogo… Che Romney non abbia voluto salvare la sua casa mi ricorda Hitler, che fece terra bruciata di un luogo dove era vissuto, ma forse esagero.

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