Il concerto jazz a casa di Michael

Palmer Woods è un quartiere storico e ricco di Detroit. Al 19.425 di Gloucester Drive c’è la casa di Michael, l’avvocato che mi ospita. Due isolati più in là c’era la casa natale di Mitt Romney, quella dove è cresciuto, che è stata però abbattuta qualche mese fa dopo essere stata pignorata. Tutto intorno sorgono splendide ville in mattoni, fra cui una disegnata da Frank Lloyd Wright e una da Minoru Yamasaki, padre del World Trade Center. La casa di Michael è grande, maestosa, ed è stata costruita nel 1931, nel pieno della grande depressione. Mi ha raccontato che il proprietario era uno speaker radiofonico conservatore diventato un estremista dopo la crisi del 29, tanto da essere accusato di nazismo sul finire degli anni trenta. Ai bambini ebrei i genitori proibivano addirittura di andare a giocare vicino al suo giardino. Nella sala di Michael c’è anche un bar segreto, nascosto da una porta che si apre sulla parete di legno. Ieri sera però la stanza è stata adibita a palcoscenico per un concerto jazz. A organizzarlo non è stato Michael, ma il quartiere. La manifestazione si chiama semplicemente “Music in Homes” ed è un modo per raccogliere fondi. Qualche mese fa Barbara, la responsabile, ha chiamato Michael convincendolo a mettere a disposizione la sua casa. Ieri la sala è stata svuotata dei mobili e riempita di sedie pieghevoli. In serata sono arrivate oltre cento persone che hanno pagato trenta dollari per assistere alla performance del complesso in cui suona la chitatta Spencer, il marito di Barbara, e di cui fanno parte anche un bassista e un batterista. Un concerto molto bello, secondo gli spettatori più esperti, diviso in due atti. Durante l’intervallo dieci volontari hanno servito una cena completa a tutti gli spettatori, la maggior parte dei quali non conoscevano Michael. Io ho passato la gran parte del tempo in cucina a chiacchierare con Abe, un enorme ragazzo di trent’anni con ai mignoli due anelli ingombranti e i capelli neri ingellati all’indietro, che si è detto disgustato dai repubblicani. Ripetutamente. Tutti quelli con cui ho parlato erano democratici. Tutti hanno apprezzato la casa di Michael e il concerto. A lui mi è parso di capire che importasse molto poco del jazz, ma l’ha fatto per aiutare il quartiere.

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