Momento sentimentale

Momento sentimentale di fine viaggio, per il quale poi proverò vergogna.

Quando decollano questi cosi della Air Tran sembrano più trattori, che aerei. Gli ultimi a entrare sono alcuni soldati, che ricevono l’applauso di tutti i passeggeri. L’aereo prende la rincorsa sulla pista e sale su Atlanta, le macchine negli enormi parcheggi riflettono un tramonto arancione. Arrancando arriviamo fino in cielo. Il mio aereo era quello delle 7.22, ma sono riuscito a farmi mettere su quello delle 6. È stato facile. Amila, la hostess, è stata gentilissima. In fondo è sempre bello atterrare a New York, e se volate a LaGuardia scegliete il finestrino destro, da cui si vedrà tutta la città. Questo è l’ultimo di sei aerei, sette aeroporti, sei autobus, un treno, numerosi taxi che a volte mi hanno spennato, un pullman di linea, tantissimi passaggi e sei autostop. O forse sette. Sono anche salito su una portaerei a Charleston, ho perso 80 dollari al casinò a Las Vegas, ho fatto il bagno nell’oceano a gennaio a Miami, ho guidato un pickup per un’ora e mezza in Florida, ho visto le fettuccine sulla testa di Donald Trump, sono andato in bicicletta a St. Petersburg (bicicletta che a dirla tutta mi ha fatto venire le emorroidi per tre giorni), sono rimasto bloccato sotto un portico di Charleston in mezzo a una pioggia caraibica mentre uscivano i risultati del South Carolina, ho portato un montgomery sotto braccio per tutta la Florida, mi sono fatto fregare da un tassista a Des Moines, ho scritto un articolo intero tutto con l’iPhone in un caucus del Nevada, ho rubato sei quaderni della Cnn al dibattito di Jacksonville e tre magliette di Politico a Des Moines, ho attraversato due deserti, ho perso tre carte d’imbarco, ho sentito storie fantastiche, mi sono ritrovato per due volte senza un soldo e una volta un barbone mi ha tossito addosso un pacchetto intero di sigarette. Ho dormito in splendidi letti e pessimi divani. Ho visto i candidati repubblicani parlare in ristoranti, alberghi, casinò, università, aziende, negozi per cani (Michelle Bachmann), capannoni, poligoni, negozi d’armi e centri culturali filippini. Ho twittato tutto quello che ho visto e ho scattato più di mille foto col cellulare. Ho scoperto centinaia di cose che mi hanno entusiasmato e altre centinaia le sto dimenticando. È stato un viaggio incredibile, nonostante la mattina del 19 gennaio all’aeroporto di Newark avessi pensato che, in fondo, fosse una cazzata. Ho avuto tanti lettori che non mi sarei aspettato e che mi hanno reso felice e accompagnato in tutto il viaggio, non facendomi sentire mai solo. Ho parlato su Twitter e Facebook con tante persone, loro sanno chi sono, che mi hanno fatto compagnia quando ero felice e quando ero stanco, quando avevo bisogno di una voce amica e quando invece stavo facendo tre cose contemporaneamente, e li ringrazio per questo, per aver viaggiato con me. Ho ricevuto complimenti e critiche per questo blog, e mi hanno fatto piacere entrambe le cose. È stato tutto perfetto cosí, e non me lo sarei mai immaginato. E alla fine di tutto questo, proprio il penultimo giorno, ho avuto la fortuna di parlare con un candidato alla presidenza. Grazie a un paisà dell’Iowa di nome Tom.

La nostra conversazione sarà oggi, giovedí 9 febbraio, su Libero. Questo blog non muore qua, riprenderà a viaggiare con me, magari verso il super tuesday del prossimo 6 marzo, magari invece solo fra le strade e i bar di New York. Non lo so nemmeno io. Quello che so è che mi sono divertito veramente tanto, che mi è tornato l’entusiasmo per questo lavoro e che continuerò a raccontare quello che vedo. Grazie a tutti! Ai miei genitori, che si sono iscritti entrambi a Twitter, a Martina, a Davide, a Domenico… E soprattutto grazie a Pier, che mi ha dato del coglione perchè queste cose non le scrivevo, a Christian, che a Des Moines si è preso cura di me e poi ha fatto tanta pubblicità a questo blog, e a Mario, senza cui oggi non farei il giornalista e non sarei in America.

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6 Comments

Filed under viaggio

6 responses to “Momento sentimentale

  1. giulianataloni

    mi sembra di leggere terzani !

  2. giulianataloni

    certo è che tu sei più sentimentale! penso che i fatti si dimentichino molto più facilmente delle emozioni ma capisco che spesso ci sia bisogno di scriverle per raccontarle agli altri. bravo!

  3. elio

    bravino, ma si intravede un ego smisurato. E’ la cosa che mi piace meno dei giornalisti: il mettersi al centro della scena rende antipatici ai lettori (tranne a quelli che sono tuoi parenti). Ora sta a te liquidare questo come il commento di un invidioso o…

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  5. Pingback: L’omosessualità in America: un reportage “on the road” | Trading Post

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