Casa dolce casa

A New York c’è il sole e ho la finestra aperta. Nell’aria c’è il solito ululato costante dei condizionatori infilati nelle finestre e proprio mentre ascolto la città passa la più classica delle sirene della polizia. Il cantiere della metropolitana di 2nd avenue produce i soliti rumori di sega elettrica e stasera, verso le sette, ci saranno le quattro sirene che annunceranno l’esplosione di tritolo giornaliera necessaria per scavare il tunnel. Il traffico si fermerà tre minuti, poi riprenderà a scorrere verso sud, verso downtown. Di fronte al cantiere, all’angolo della 69th street, c’è il cinese da cui generalmente prendo le birre o un pacchetto di patatine. E dove, fino a un anno fa, spendevo 13 dollari per comprare un pacchetto di sigarette. Sorride sempre ed è aperto sempre. Ieri sera alla fine mi sono addormentato sul divano, forse per nostalgia di questo splendido viaggio appena finito. E le prossime tappe, purtroppo, mi sa che saltano. Sabato vota il Maine, poi il 28 Arizona e Michigan. Il 6 marzo ci sarà il Super Tuesday e si voterà in tredici stati. A giudicare dal mio conto in banca americano, quello ricco, ho l’impressione però che guarderò un sacco di Cnn in quei giorni.

Prima di rinunciare però trovo il modo di versare cinque dollari per pareggiare il conto, valuto un Kickstarter per finanziare il viaggio e cerco un impiego illegale come cameriere. Chissà che alla fine non ne venga fuori un’altra bella storia.

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