La lotta con Romney

Riuscire a entrare nella sala dove Romney parlerà è sempre un’impresa. Le richieste di accrediti sono tante, e in più lo staff ha l’abitudine di scegliere sale troppo piccole. Forse è per farle sembrare più piene in televisione, ma non ne sono sicuro. Resta il fatto che la stampa straniera viene sempre sbattuta in una stanzetta adiacente a guardare Fox News. “Tanto vale stare a casa, non credi”, dico alla signora che controlla gli accrediti. “Che senso ha venire fino a qua per guardarlo in tv?”. Mi da ragione, ma non è colpa sua. Lo so, mi scuso, ma “questa situazione è veramente spiacevole”, le dico. Accanto a me arriva Fernando, il corrispondente del quotidiano brasiliano O Globo. Anche lui protesta un po’. Ha il tipico sguardo malinconico brasiliano, non so se è cosí sempre o è solo scocciato per la situazione. Continuiamo a combattere, ma non c’è nulla da fare. Parliamo con Rick, il capo dell’ufficio stampa, gli spieghiamo la situazione. Capisce, ma non può farci niente. “Non mi dire altro”, mi dice, “ti capisco, ma non voglio sentirmi uno stronzo”. Passo al piano B. A Las Vegas ho ottenuto il pass principale e stasera me lo sono portato dietro. È uguale, cambia solo la data. Dopo aver litigato mezz’ora con tutto l’ufficio stampa sono abbastanza certo che mi sopriranno, ma provo lo stesso. Lo metto al collo, lascio la giacca in sala stampa e faccio finta di scrivere al telefono. Entro senza problemi. Poco prima mi avevano addirittura fatto annusare le valigie dai cani. Una volta dentro l’obiettivo è resistere almeno fino all’arrivo di Romney. Quindi Rick, il capo dell’ufficio stampa, non mi deve vedere. Mi nascondo fra i tavoli, dietro Sarah, simpatica giornalista di Cbs di massimo trent’anni. Le spiego la situazione e si mette a ridere. Resto fra i piedi di Wall Street Journal e Politico. Dopo quasi tre quarti d’ora arriva Romney e salgo sul palco dei fotografi. L’ex governatore è stanco, ha preso una bella botta perdendo il Colorado. Da vicino ha occhiaie pesanti e violacee, mascherate al meglio con il trucco. È anche spettinato. Dice che è fiducioso di arrivare primo o secondo in Colorado, che è un po’ come ammettere la sconfitta. I risultati finali non sono ancora arrivati. Poi come al solito parla di numeri e mutui, per la gioia di ingegneri e contabili e la noia dei comuni mortali. Finisce qua. Mentre esco cercando di non dare nell’occhio incrocio lo sguardo di Rick. Lui si volta e fa finta di non vedere. Prendo la mia roba e torno a cercarlo. “Scusa, ho barato”, gli dico. “Lo so”, mi risponde senza guardami negli occhi. Mi sa che da Romney non entro più.

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