I caucus del Colorado

Dall’alto il Colorado è tutto bianco. Ci sono le solite strade dritte che si incrociano nelle pianure candide lasciando un solco grigio nella neve. Le nuvole disegnano ombre e ogni tanto appaiono gruppi di case, che dall’alto sembrano vicine di quello che sono in realtà. Ieri sera questa terra ci ha regalato la prima vera e grande sorpresa di queste primarie. Mentre in Minnesota e Missouri le vittorie di Santorum erano prevedibili e attese, nessuno si aspettava invece una sua affermazione qua in Colorado. Uno stato dove fra l’altro ha speso poco più di 30.000 dollari per fare campagna elettorale. Il caucus della Lake Middle School di Denver a cui assisto inizia alle sette di sera, è divertente e pittoresco. Ci sono 37 distretti radunati per scegliere i propri candidati, forse 250 elettori. Rick, il responsabile, mi lascia libero di girare, fotografare e parlare con la gente. Inizialmente osservo persone e procedure. Alcuni distretti sono di appena quattro persone, altri di una ventina. Poi comincio a parlare con gli elettori, che devono ancora votare, tavolo per tavolo. Siamo nella mensa della Lake Middle School. Incontro Judy, una signora con gli occhiali che insegnava italiano alle scuole superiori, ma che non parla una parola della nostra lingua. Al tavolo a fianco una signora di mezza età mi guarda male e mi dice che lei non si fida dei giornalisti. Più avanti c’è un distretto ebraico, qualche famiglia con kippah e tutto. Votano Santorum, mentre una bamina di dodici anni legge la Torah e si mette in posa quando fotografo il tavolo. Dal primo distretto che faccio votare in anticipo ho subito risposte interessanti: quattro voti per Santorum, 1 per Paul e 1 per Romney. Il secondo è tutto per Santorum. Andando avanti le risposte sono sempre le stesse. In quasi tutti i distretti vince Santorum, in un paio Paul e Romney ne pareggia uno solo. Mi rendo conto che sto assistendo a un risultato straordinario, ma resto cauto. C’è uno stato intero che sta votando, e questi 36 distretti potrebbero essere un’eccezione. Non lo sono. Alle 8 però è ora di andare al quartiere generale di Romney, all’Auraria College. Stavolta a darmi un passaggio sono Chris e Hanna. Chris è di origine italiana e mi chiarisce perchè in Colorado è pieno di italoamericani. Ne avrò incontrati almeno trenta, in pochi giorni. Gli italiani emigrati qua, mi dice Chris, arrivarono da Boston alla fine dell’ottocento. Prima andarono nello Utah a fare i minatori. Poi con i soldi guadagnati arrivarono in Colorado per comprarsi negozi e attività. “Fino a qualche anno fa”, mi spiega, “east Denver era una vera e propria Little Italy”.

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