Brian e la sua vecchia casa

“Dude, dude”, chiama la cameriera di Capriotti, una paninoteca alla periferia di Las Vegas che fa un’ottima cheese steak. Io e Brian ci alziamo e andiamo a ritirare i nostri panini. Dude è il nome che Brian ha l’abitudine di dare per le ordinazioni e per parecchie altre cose. Significa il tizio, grosso modo. Ho l’impressione che questa abitudine lo descriva perfettamente. “Andiamo al Red Rock Canyon”, mi dice appena fuori dalla porta di Capriotti. Per andare al canyon ci vogliono una ventina di minuti, ci mangeremo là i nostri panini. “Nel giugno del 2008, appena tre mesi prima del settembre che ha cambiato Las Vegas, quando è crollato tutto, io e mia moglie comprammo una casa per 500.000 dollari”, mi racconta mentre guida. “Lei lavorava nel settore immobiliare, mi portò a vedere una casa e le avevo detto che era ok. Il giorno dopo aveva firmato tutte le pratiche. Avevo semplicemente detto ok e lei la aveva già comprata”, ricorda. “Ma fammene vedere altre dieci prima, le dissì, ma ormai era tutto fatto”. Nel giro di pochi mesi il valore di quella casa era crollato, così come il secondo matrimonio di Brian. “A giugno del 2009 quella casa valeva la metà, 250.000 dollari, e noi avevamo anche uno di quegli stupidi mutui che aumentano dopo il secondo anno”, ricorda. “Così ho chiamato la banca e gli ho detto: fate quello che vi pare, io non li pago 3.000 dollari al mese per una casa che non vale più nulla”. La banca concesse a Brian di vendere la casa. “A giugno del 2009 sono stato uno dei primi a Las Vegas a fare uno short sale, sono riuscito a vendere la casa per 300.000 dollari, mia moglie era del settore e abbiamo trovato un investitore. Nel frattempo però anche la mia azienda è stata colpita dalla crisi”, continua. “Prima di allora facevo 300.000 dollari all’anno e avevo cinque dipendenti fissi, li ho dovuti licenziare. Ora ho qualche collaboratore part time e guadagno 100.000 dollari all’anno”. Brian mi dice di essere stato fortunato, ma conosce tantissima gente a cui non è andata così bene. “E sai di chi è la colpa?”, mi chiede. “Di Obama. All’apice della crisi ha detto alla gente di non venire a Las Vegas a spendere i soldi. Due volte!”.

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