I pericoli del Couch Surfing

“Questo deve essere uno degli inconvenienti del Couch Surfing”, penso mentre Brian evidentemente ubriaco guida la Chevrolet di Deanna verso casa. Siamo di ritorno da Frank’s Tiki Bar, un locale che serve solo cocktail esotici e colorati, e dal mio primo meeting di Couch Surfing. E’ stato divertente, ma per non deludere le aspettative di Brian mi sono bevuto cinque birre di troppo. A giudicare dalla guida lui deve aver fatto di meglio ma non ne sono sicuro, a un certo punto, complice l’alcol, ci siamo persi di vista. Frank’s Tiki Bar tuttavia è poco più grande di una sala da pranzo, oltre a essere un’istituzione di Las Vegas, a quanto pare. Con noi c’erano Deanna e Nancy, una ragazza colombiana anche lei ospite di Brian, simpatica ma che continua a ripetere “can you believe, we are in Las Vegas”. Dopo un anno nel Queens a imparare l’inglese ora sta girando un po’ il west prima di tornare a casa. L’incontro è stato organizzato da Michael, che prepara a tutti adesivi con i nomi e ci tiene che siano scritti in modo corretto. Il mio lo riscrive due volte. E’ un assistente di volo, è afroamericano ed è nato a St. Louis. Vive a Las Vegas da qualche anno. Si presenta e finiamo a parlare di aerei e della sua vita. Mi racconta degli incontri amorosi fra hostess e piloti, “ma solo quelli più giovani, che si organizzano i turni in modo da finire con la ragazza giusta”. Mi spiega che gli equipaggi ruotano, fanno qualche giorno insieme e poi si scambiano e si intrecciano, nei turni e nei letti. A un certo punto si avvicina David, che è di Belfast e ha un accento fortissimo, che sembra quasi bresciano. E’ arrivato da 24 ore, ma Las Vegas gli piace. “Io l’ho capita la città amico, è il mio tipo di città”, ripete. Resterà “tre mesi, o forse sei settimane, dipende dai soldi”. Si unisce anche Tim, un personaggio strano e grassoccio, con una camicia rossa e i capelli abbastanza lunghi e biondi. Ha un portamento da maniaco, ingobbito. E’ dell’Illinois, è venuto qua anni fa e senza motivo, mi dice alzando le spalle. Non lavora, “perché è noioso” e non ospita spesso. “Non abito troppo vicino al centro”, spiega passivamente. Ha qualcosa di inquietante. Vedo Deanna al bancone e la raggiungo per ordinarmi un’altra birra. Ci mettiamo a parlare con Jen, la barista. E’ qui, in un bar di Las Vegas, assisto a una meravigliosa conversazione fra donne repubblicane che rimpiangono Ronald Reagan. “E’ stato il migliore”, dice Deanna. “Sì”, sospira Jen, “mi ricordo quando è stato rieletto. Avevo undici anni e sono voluta restare in piedi tutta la notte per assistere alla sua vittoria”. Io osservo la conversazione ammaliato, poi pago a Deanna il suo cocktail. Parliamo di cani e di spa per cani, che qua a Las Vegas sono molto di moda, con servizi di ogni genere. “Mi domando se vendono anche candele profumate che sanno di culo e spazzatura”, mi dice ridendo. Brindiamo alle candele profumate. Poco dopo mi si presentano Leah e Mike. Sono fidanzati, Leah è di Las Vegas ed è stata a Bari. Mike invece è stato in guerra, era nei marines, e viene da Corpus Christi, in Texas. Ora ha 27 anni e l’esercito gli paga l’università. Studia economia e sa tutto dell’Italia. Finalmente ricompare Brian. Sta parlando con una ragazza filippina di nome Linette, che vive a Las Vegas da quasi un anno. “Ormai sono una del posto”, mi dice ridendo. “A Las Vegas se resti più di una settimana diventi uno del posto”. Brian non le toglie gli occhi acquosi di dosso, le chiede il numero di telefono, ma già si conoscevano. Poi all’improvviso diventa tardi, Deanna domani si sveglia alle 5 per andare al lavoro. Usciamo senza neanche accorgercene. Siamo tutti un po’ barcollanti. “Quanto vorrei farci sesso selvaggio”, ci confida Brian appena fuori dalla porta. “Del bel sesso selvaggio”. Deanna lo guarda scettica. “E’ troppo giovane per te”, gli dice ridendo. “Chi guida?”, chiede Brian salendo in macchina. “Tutto sommato ce la faccio”, e accende il motore.

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