Brian e la stanza dei pirati

A giudicare dalle foto appese al muro di casa sua, Brian gli anni ottanta deve averli vissuti a tutto volume. E anche i novanta. Aveva una capigliatura folta e riccia e quelle scarpe da ginnastica bianche che andavano tanto, a quei tempi. Sembra il protagonista di una sit com in queste foto in jeans e tshirt in mezzo al deserto o a donne biondissime, su una jeep o fra le salsicce di alligatore, in smoking o a un party di paillettes in stile Studio 54. Credo ne abbia viste parecchie di cose, e che la sua vita abbia perso velocità mentre cominciava a perdere i capelli all’inizio del nuovo millennio. Non è pelato, ma ha l’attaccatura alta e i capelli radi e lunghi, tutti pettinati all’indietro. Sembra uno scienziato folle, ma è un fotografo di 52 anni con una leggera pancetta da alcolizzato. E’ così rilassato che a volte quasi ti senti quasi in imbarazzo, ma lui è proprio così e più lo conosci e più ti senti a tuo agio. Mi è venuto a prendere all’aeroporto con il cane Sparky, un cucciolone nero e silenzioso, e sulla strada di ritorno verso casa si è bevuto un sorso di rum dalla fiaschetta nascosta in un cassetto della macchina. Mi ha offerto la cena quando dovevo essere io a offrirla a lui, fra l’altro un cinese con i migliori gamberetti che abbia mai mangiato, e mi ha offerto una birra dal suo frigo per le bevande. E’ stato sposato due volte e due volte il matrimonio è naufragato. E un po’ si capisce il perché, a giudicare dall’arredamento che definire bizzarro è riduttivo. Ha luci blu e rosse appese ovunque, alcune probabilmente fanno parte degli addobbi natalizi. L’albero c’è ancora ed è psichedelico. In un angolo c’è un bar con decine di bottiglie di superalcolici. “Qua ci vive anche Deanna, è una mia amica da quasi trent’anni, fa la barista”, mi dice. Deanna è un ex modella lievitata col tempo, ha 44 anni e il doppio mento. Da quello che ho capito alterna momenti di tonicità e palestra a momenti in cui si fidanza, cambia città e comincia a ingrassare. La sua vità è un ciclo, che la riporta a Las Vegas, dove è nata, ogni due o tre anni. Per lo più a casa di Brian, la cui seconda moglie messicana mi pare di intuire che non abbia gradito poi molto uno dei suoi ritorni. Poi riparte appresso a un nuovo uomo. Quando la incontrò ha un maglioncino leopardato in tinta con le pantofole e pantaloni della tuta neri. Deanna è dolcissima e disponibile, piena di attenzioni per Brian e per i couchsurfer, oltre cinquanta, che sono passati per casa loro, che ospitano e basta ma non surfano mai. Mi mettono a disposizione una camera, un bagno, asciugamani e lenzuola. “Fai come se fossi a casa tua”, dicono entrambi. E’ un po’ difficile, considerando che c’è un pirata parlante a grandezza naturale vicino al soffitto del salotto, una ragazza gonfiabile impiccata nella doccia del mio bagno, sagome di personaggi famosi e non che spuntano da ogni angolo di questa grande casa alla periferia di Las Vegas e oggetti e memorabilia di ogni tipo: coltellini, cannucce a forma di pene, cartelli appesi ovunque. Ma ci provo. Non pensavo che potesse esistere una casa così. La mia è la stanza dei pirati, si può capire perché. La prima sera, mentre siamo seduti uno accanto all’altro sul divano, Brian si accende una canna senza dire nulla, per studiare la mia reazione con la coda dell’occhio. Non me ne importa granché, e credo che quello sia stato il momento in cui siamo diventati amici. Lui e Deanna sembrano fidanzati, lei fa tre lavori di cui il primo inizia alle 5 di mattina. Fa da intermediario fra Google e i clienti vendendo spazi pubblicitari, un lavoro da cui non vede l’ora di essere licenziata. “Tutti nella vita passano per un lavoro di merda”, mi dice sorridendo. Brian invece fotografa eventi e convention negli alberghi di Las Vegas, un lavoro che paga bene e lo soddisfa. Poi passa le notti a guardare film sul divano con Deanna mentre modifica gli scatti. Brian ha vissuto un anno a Gaeta e otto a Cuba quando era piccolo, il padre era in marina, poi ha girato un po’ l’America prima di finire a Las Vegas. La sua nonna polacca abitava a due isolati dalla mia vecchia casa a East Village, a New York, quella con una stanza che era un armadio, due metri per due con il letto soppalcato troppo vicino al soffitto e un night club nel seminterrato che aveva la serata di punta il lunedì. Ero passato sopra a tutto, pagando tranquillamente i miei mille dollari al mese, finché un giorno il padrone di casa rifece il bagno e tentò di farci vivere in quattro senza doccia né tazza del gabinetto per un mese. Ad ogni modo Brian è così ospitale che quasi sembra nasconda qualcosa, poi ti rendi conto che lui è fatto così, gli piace fare pipì in giardino sempre nello stesso punto e gli piace accompagnarti in centro o all’aeroporto, fa di tutto per esserti d’aiuto. Senza sbattersi, chiaramente, ma con la massima tranquillità.

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