Las Vegas Boulevard

Las Vegas a volte è spazzata da un vento gelido, a volte bruciata da un sole torrido. In cinque minuti la temperatura cambia completamente, ma il cielo è sempre di un blu limpido e profondo. A quanto mi dicono le nuvole sono una rarità. La città è grande, luminosa, e attraversata dalla strip, una strada lunga chilometri e piena di alberghi, casinò, persone e luci al neon. E’ una città che sorge nel mezzo del deserto, circondata da montagne spoglie e rocciose e spezzettata da strade enormi. Gli incroci qua non si attraversano, ma si scavalcano grazie a scale mobili e soprapassaggi che entrano ed escono da edifici futuristici d’acciaio, vetro e cemento. Fondamentalmente questo è un posto in mezzo al deserto dove hanno deciso di portare tutto quello che mancava. E allora ci sono edifici ispirati al rinascimento italiano e i palazzi del settimo arrondissement di Parigi, su cui svetta una Torre Eiffel un po’ più bassa e molto più brutta. Si incontrano isole del tesoro, cascate con giapponesi in posa, palazzi che sembrano astronavi e covi di pirati. Per strada si vedono famiglie di nuovi americani che parlano spagnolo e vestono yankee alla ricerca del sogno, tanti anziani, la classe media che cerca fortuna nella leva di una slot machine, indiani e turisti dell’est Europa con le facce scavate dai regimi e dal freddo. Ho l’impressione che sia una città ispirata al paese dei balocchi di Pinocchio, per le tentazioni e i vizi di ogni genere che propone. Oltre al gioco d’azzardo ci sono prostituzione, tabacco, alcol e chissà cos’altro. Alcuni casinò di bassa lega offrono un hot dog e una lattina di Miller Light a 3 dollari per attirare clienti. Sui cartelloni luminosi scorrono i risultati dell’Eurolega di basket invece degli indici del Dow Jones, perché qua si scommette su altro, rispetto a Times Square. Per la prima volta vedo in giro tanta obesità. Ci sono baffi del midwest, cappelli da cowboy, magliette da football, pizzetti accompagnati da occhiali a specchio. Decine di messicani offrono i servizi di escort da 35 dollari agli angoli di ogni strada, battendo con l’indice su un mazzetto di volantini grandi quanto figurine Panini e producendo un rumore di nacchere. Incrocio un Dream Car Rentals che affitta macchine da sogno per rendere indimenticabile il weekend della gente comune e più scarno il loro conto in banca. I grandi negozi della strip, che ospita tutte le più grandi firme dell’alta moda, sono per lo più vuoti. Mi imbatto in cinque ragazze che festeggiano un addio al celibato e indossano tutte una maglietta bianca con la scritta “Team Lindsay Vegas 2012”. Immagino che la sposa sia la ragazza bionda con in mano una busta di Jimmy Choo. Uscendo dalla strip si passano solo quartieri residenziali, edifici di un piano e qualche negozio con le insegne al neon lungo le grandi strade a quattro o cinque corsie. E’ un’immagine statica, immobile. Tutto intorno è solo sabbia soffiata in aria dal vento.

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