Sulla strada per il Nevada

L’aereo è appena stato scosso da forti turbolenze, di quelle che mi fanno stringere con forza i braccioli nonostante già sappia che non succederà nulla. Mentre lo scrivo tocco ferro, così, per sicurezza. Sto volando da Charlotte verso Las Vegas, dove il 4 febbraio si terranno i caucus. In Nevada per Romney dovrebbe essere tutto facile, ma questa è una terra di montagne, deserti e democratici. Almeno in buona parte. Alle elezioni di metà mandato di due anni fa qua era candidata una delle figure più estremiste e radicali dei Tea Party, Sharron Angle, un’insegnante che voleva conquistare il feudo del leader di maggioranza in Senato Harry Reid, un mormone democratico e non troppo amato in carica da 25 anni. Reid alla fine ha conservato il suo posto, ma durante la campagna elettorale ha sofferto parecchio. E così fra qualche ora, da Charlotte ce ne vogliono più di cinque, come volare a Londra, mi ritroverò fra la Sierra Nevada e il deserto del Mojave. In pochi giorni sono passato per la primavera della South Carolina l’estate piena e corposa di Miami e poi per la tiepido fine dell’estate di St. Petersburg, dove mi sono ostinato a portare i pantaloncini corti prendendomi un potente raffreddore. Prima di lasciare l’aeroporto di Tampa, un luogo meraviglioso dove ci sono workspace e wifi gratuiti, ho guardato con affetto e per l’ultima volta la folla riposata che mi abbracciava. Ho visto i pensionati con le loro camicie hawaiane infilate nei jeans portati a vita troppo alta e bambini con grandi cuffie alle orecchie e frangette castane che gli coprivano la fronte. Grossi anelli di fidanzamento con brillante agli anulari di ragazze troppo giovani e magre, a dieta senza motivo in vista di un matrimonio distante ancora un anno. E poi i cappelli di lana grossa e ruvida, di colori spenti ma forti, le camicie di flanella aperte sul petto di uomini e donne di ogni età, un anziano con l’orecchino d’oro, l’apparecchio acustico e il giacchetto di pelle. Capelli bianchi, romanzi e leggeri maglioncini a collo alto. Mi mancheranno. Anche perchè mi sto avviando a tornare verso l’inverno da cui provenivo quasi due settimane fa, il montgomery che ho trasportato sottobraccio per tutta la Florida smetterà di essere un impiccio e mi riscalderà nelle gelide notti in mezzo al deserto.

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