La rete di Obama

Appena fuori dal centro di Tampa, su cui svettano una manciata di grattacieli, c’è un quartiere di edifici alti un piano che costeggiano larghe strade lastricate e poco trafficate. Al 1702 di North 14th street, una delle vie che si intrecciano nel quartiere, c’è la sede di Obama for America a Tampa. Per strada non passa nessuno, c’è solo qualche vecchia macchina parcheggiata che lascia l’impressione di un quartiere povero e abbandonato. Aprendo la vecchia porta di legno sembra di entrare in un formicaio. È in uffici come questo che avanza la grande macchina di Barack Obama e si raccolgono tante piccole molliche che risulteranno fondamentali il prossimo novembre. La sede di Tampa è aperta dalla scorsa estate. Entrando ci si ritrova in un’anticamera, dove in un angolo è esposto il merchandising del presidente: oltre alle magliette appoggiate su una bandiera americana, alle spillette, al cappellino e agli adesivi, dal muro pende anche un grembiule per il barbecue, marchiato Barack Obama. Mi viene incontro Sabrina, la ragazza di origine italiana ma nata in Argentina con cui ho parlato al telefono. Ha preso la cittadinanza lo scorso anno ed è entusiasta di poter fare la volontaria per Obama. Vedendomi con il pass del quarier generale di Romney al collo mi guarda sorridendo. “Quel coso lì è un po’ nauseante”. Arrossisco, poi cominciamo a scherzare. Intorno a noi è in corso una phone bank. I volontari telefonano a una lunga lista di persone: ex elettori, vicini di casa, amici e così via. La campagna mette a disposizione dei telefoni, ma alcuni preferiscono usare il proprio per aiutare il presidente. C’è una ventina di persone che parla al telefono, è un brusio collettivo. L’impressione è quella di una forza capillare. La maggior parte dei volontari presenti è afroamericana, ma ci sono anche bianchi e ispanici. È un gruppo demograficamente omogeneo quello che mi ritrovo davanti, tutti con in una mano una lista e nell’altra un telefono. Molti sono sui quaranta o cinquanta anni. Ci sono anche parecchie ragazze giovani, sui vent’anni. Sulla destra c’è l’ufficio della direzione, all’interno del quale tre trentenni di tre origini diverse leggono concentrati al computer, chiusi dietro
una porta a vetri. Sul muro alla mia sinistra ci sono dei cartelloni. In uno c’è una nuvoletta con scritto: “il presidente Obama mi ha aiutato personalmente perchè”. Tutto intorno ci sono le frasi dei volontari.”Ora sono coperta dall’assicurazione sanitaria dei miei genitori fino a 26 anni”, scrive Laura. “Ha reso più semplice per gli studenti di college ottenere prestiti”, dice Brittany. Poi ce n’è una non firmata, nell’angolo in alto. “Ha mostrato la forza che può avere la voce della gente comune”. Nonostante in molti siano rimasti delusi dalla presidenza Obama, in quest’ufficio di Tampa ancora si respira l’entusiasmo e l’energia del 2008. È nella forza di piccoli uffici come questo che Obama punta per ottenere la rielezione.

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