La festa di Mitt

La serata della festa di Mitt Romney a Tampa è stata deludente. L’organizzazione ha tenuto fuori dalla sala tutta la stampa straniera, scatenando parecchie proteste. Hanno detto di aver scelto una stanza piccola per far venire meglio le fotografie, ma è sembrata a tutti una scusa stupida. Alcuni hanno provato a protestare, attirando solo agenti della sicurezza. Un’ora prima del discorso sono riuscito a entrare scortato da un uomo dello staff per scattare qualche foto, ma poi me ne sono dovuto andare. Abbiamo assistito al discorso di Romney, che sembrava il presidente di circoscrizione in visita al centro anziani del paese, da una televisione nella sala accanto. Sentivamo gli applausi con cinque secondi di anticipo rispetto alle immagini che passavano sullo schermo. Il discorso è stato breve e migliore del solito, ma non particolarmente toccante. Per la prima volta ho notato però un grande entusiasmo, anche perchè i sostenitori erano stati selezionati, da quello che ho capito. Dietro al palco di Romney erano seduti tutti i più giovani, disposti a favore di telecamere, mentre sulle tribunette laterali c’era una distesa di ottantenni che non urlava così dal 1950, ai tempi del liceo. A fine serata ho parlato con alcuni dei sostenitori e ho visto che tutti ne apprezzano qualità diverse, dai valori familiari all’esperienza nel ristrutturare imprese in difficoltà. C’era una ragazza con la spilla di Ron Paul sulla borsa e l’ex ambasciatore americano in Italia Mel Sembler, nominato da George W. Bush e predecessore di Spogli. C’era anche una tiratissima signora di Newport Beach, California, con gli zigomi rifatti e i capelli biondi, che mi ha poi rivelato di essere la nipote di Romney. La signora Kristin mi ha detto che suo zio, il fratello di sua mamma, è una persona genuina e buona, un burlone. “La gente lo critica perchè pensa sia falso, ma non è così”, mi ha spiegato. “Lui è spontaneo e non è per vanità che vuole essere eletto presidente, ma per il bene del paese”. Sul problema della dichiarazione dei redditi la signora Kristin mi dice che è tutta invidia. “Mio zio ha pagato tutto quello che doveva pagare, lo ha confermato anche l’Irs (l’agenzia delle entrate). In più ha donato in beneficienza una quantità di denaro straordinaria. Questo dimostra che è ha un cuore d’oro e che i suoi soldi non li tiene per sé, ma li usa per fare del bene”. Poco prima un cinquantenne di Tampa mi aveva raccontato di essere cresciuto in Michigan quando George Romney era governatore, negli anni sessanta. “Era molto amato”, mi ha detto Mike. “Una volta fece vedere le mani alla folla che lo contestava, per dimostrare che lui era uno che lavorava duramente. Lo coprirono di applausi”. Ma Mike voterà democratico, anche se dopo il Michigan ha lasciato anche Washington D.C. trenta anni fa perchè si sentiva troppo vicino a un governo che non ama. “George Romney è stato un grande governatore, Mitt neanche gli si avvicina”. Ho parlato anche con Zoraida, una signora arrivata direttamente da Porto Rico per sostenere Romney. “Luis Fortuño è un bravissimo governatore”, mi spiega. “Speriamo che non diventi vice presidente, perchè ha ancora tante cose da fare da noi”. Porto Rico è un territorio americano. Zoraida è fra quelli che lottano per farlo diventare il cinquantunesimo Stato. “Votiamo per le primarie, ma non per le presidenziali, siamo cittadini che perdono i propri diritti”, racconta. “A novembre si voterà per l’annessione, e se vincerà il sì allora arriveremo al Congresso. Mitt sarà insieme a noi”. In giro nella lobby del Convention Center ho visto facce felici, soddisfatte. Come quella di Steve, un settantenne che mi ha risposto con un no schifato quando gli ho chiesto se aveva mai votato democratico. Con quei quindici punti di vantaggio su Gingrich la Florida ha dimostrato di essere al fianco di Mitt Romney, ma novembre sarà tutta un’altra storia.

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