Monthly Archives: February 2012

Notte elettorale di Romney in Michigan

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Conferme

Stasera il Daily Beast apre il suo Cheat Sheet così. Forse Michael e tutti gli altri con cui ho parlato avevano ragione. E se ora Santorum vince il Michigan?

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Michigan are you ready to rock

Nazril Islam ha una cinquantina d’anni e viene dal Bangladesh. Ha fatto il minatore a Dubai, ha vissuto qualche anno a New York e ora si è trasferito a Detroit, dove il figlio frequenta l’università. “Fra un paio d’anni mio figlio finisce gli studi e allora tornerò a New York”, mi dice in un inglese che non so come sono riuscito a capire. Nazril mi racconta che a Detroit vive in una comunità di 10.000 connazionali. “Siamo tutti democratici”, mi spiega. “Facciamo anche dei fundraising”. Evito di spiegargli che sono diventato un esperto in materia. Nazril è il tassista che mi porta da Detroit a Clinton, dove abita Ed. Stanotte passerò la notte da lui, per poter assistere al rally di Mitt Romney a Royal Oak, cittadina del Michigan dove viveva Jack Kevorkian, il “dottor morte”, il medico che finí in galera per aver aiutato almeno 130 pazienti a suicidarsi. Ad accompagnarmi a Royal Oak è Matija, un ragazzo tedesco che sta facendo uno stage da Ed e vive a casa sua. Matija, che è alto, magro, biondo e porta dei baffi sottili per sembrare più grande, in realtà è fuggito dalla Croazia con la madre durante la guerra, mentre il padre divenne un alto ufficiale dell’esercito. Vivevano a Osijek, vicino al confine con la Serbia. Quando arrivarono a Kaiserslautern Matija, che ha la mia stessa età, aveva dieci anni, ma mi dice di ricordare perfettamente il sibilare delle bombe che cadevano su Osijek. “Erano almeno tre fischi diversi”, mi dice. “Sentivi questo sibilo e poi l’esplosione. A volte era in lontananza, a volte invece molto vicino”. Mi dice che dopo i primi tre giorni di paura, per quello che ricorda, la sua famiglia cercò di continuare a vivere normalmente. Poi però fuggirono. In poco tempo suo padre divenne un alto ufficiale dell’esercito. Finita la guerra aveva trent’anni ed era già in pensione. Non ha più lavorato ed è rimasto in Croazia. Matija invece ha studiato legge e ora vive a Berlino con la sua ragazza. Ha lavorato per un po’ al parlamento tedesco, poi è venuto qua a Detroit a fare uno stage di due mesi da Ed, che conosceva il suo capo, visto che doveva aspettare per poter cominciare il praticantato. Arriviamo al Royal Oak Music Theather dopo ave mangiato un hamburger poco lontano. Appena dentro vedo il giornalista con il cappellaccio, quello che ho incrociato ovunque fra Des Moines, Charleston, Jacksonville, Tampa, Las Vegas, Denver e forse anche altrove. Poi vedo le prime facce amiche da quando sono partito. Sorrido. Mi sono mancate un sacco. Ho la solita sensazione di essere tornato a casa, su questa carovana che scompare e riappare identica in ogni sperduto angolo d’America. Come in un passaggio segreto, sei in una piccola cittadina di periferia distante miglia e mondi interi dal palcoscenico della politica nazionale, ma basta aprire una porta per ritrovarti a Washington, sotto le luci della Cnn e di Fox News e fra questa corte si giornalisiti e membri dello staff che sono quasi diventati una famiglia. Io mi sento come un loro lontano cugino, uno di quelli che vedi solo ai matrimoni. Sono passati due mesi ormai, da quella mia prima notte a Des Moines, il primo gennaio. Vedo un collega italiano, qualche americano e anche Rick, in lontananza, l’addetto stampa di Romney con cui avevo discusso a Denver e che poi accettò le mie “italian apologies” via email. A introdurre Romney sono il governatore del Michigan Rick Snyder e soprattutto l’attorney general del Michigan Bill Schuette, uno showman che riscalda la folla. “Michigan are you ready to rock”, ripete, “Michigan are you ready to roll”. Entra Romney, che racconta la solita storia della fidanzata del liceo diventata poi sua moglie, spara la solita grande quantità di numeri e poi cala il colpo a sorpresa. Kid Rock.

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La cena pomeridiana

Domenica sera Michael ha organizzato una cena a casa sua per parlare un po’ di politica. A tavola c’erano Nancy, una giornalista locale, David, il direttore dell’Opera di Detroit di origine calabrese, Ed, il suo stagista tedesco Matija e un altro David, un giovane che lavora nelle pubbliche relazione e che ha lasciato New York dopo quindici anni per venire a Detroit, qualche mese fa. Michael è un bravo cuoco e ha preparato un’ottima cena. L’unica mia perplessità riguardava più che altro l’orario dell’invito: le tre del pomeriggio. Alle otto se ne sono già andati tutti, e io ho anche finito di lavare i piatti. Mica sono in albergo. La cena è stata molto interessante e illuminante. A tavola erano tutti democratici, ma è emerso che alcuni di loro oggi avrebbero votato per Santorum. Grazie alle primarie aperte infatti non c’è bisogno di essere registrati con il partito repubblicano per votare. Alla nostra tavola Santorum potrebbe aver preso tre voti, escluso quello di Ed, cosí profondamente antirepubblicano da non voler portare sulla coscienza un voto per l’ex senatore della Pennsylvania. Gli altri invece stanno valutando la possibilità. È la stessa tattica che ha permesso a Newt Gingrich di vincere in South Carolina e consiste principalmente nell’affossare Romney, lo sfidante più moderato e più pericoloso per Obama. David, che ha ispidi ricci grigi e un paio di baffi ben curati, racconta poi di aver visto Kwame Kilpatrick all’opera, qualche giorno fa. “Kwame is back in town”, dice. Kilpatrick è l’ex sindaco di Detroit, un giovane democratico di belle speranze costretto a dimettersi nel 2008 in seguito a una serie di scandali. Dopo ver passato del tempo in galera, ora Kilpatrick è libero ma in attesa di finire di nuovo dentro per un bel pezzo. A quanto pare si credeva invincibile, veniva da una famiglia di politici, e cominciò a intascare tangenti. “Era cosí pieno di sé da volere che le persone gli pagasserò un tributo”, mi spiegano a cena. “Non erano solo tangenti”. Si sentiva al di sopra della legge, ma poi qualcuno cominciò a parlare e per Kwame iniziarono i guai. Ora il sindaco è Dave Bing, ex giocatore di basket con i Detroit Pistons, anche lui democratico. “E’ un brav’uomo”, mi raccontano, “ma per rimettere a posto Detroit ci vorrebbe una persona con più polso”. Passiamo a parlare dell’esodo di Detroit e mi spiegano che la crisi in realtà non ha influito molto, ma ha avuto l’effetto opposto per parecchie persone. “Io ad esempio sono rimasta bloccata”, mi dice Nancy. “Da quando sono venuta a Detroit casa mia ha perso cosí tanto valore che ora non me ne posso andare, non posso venderla, butterei un sacco di soldi”. Come Nancy, che paga il 40% in meno di tasse sulla proprietà, sono in tanti a essere rimasti bloccati qua. La sua casa vale la metà di quando l’ha acquistata quindici anni fa. L’altro David paga 500 dollari d’affitto al mese per una casa con una camera da letto. A New York il suo appartamento costerebbe fra i 2.000 e i 2.500 dollari. La casa di Ed invece ha perso 4.000 dollari di valore nell’ultimo anno e pagherà circa 600 dollari in meno di tasse sulla proprietà rispetto a due anni fa. “Ma non voglio pagare meno tasse”, mi dice scoraggiato. “Vorrei che la mia casa valesse qualcosa”. A due isolati da qua c’era anche la casa natale di Romney. Qualche mese fa l’hanno abbattuta dopo che era stata pignorata. “Lui non ha fatto nulla per salvarla”, mi dicono. “Sarebbero bastate poche migliaia di dollari e avrebbe fatto qualcosa per la città, sarebbe stato un bel gesto”. Romney qua ha un problema di credibilità, i suoi concittadini non si fidano di lui e lo considerano un voltagabbana, un traditore. Ad esempio si è sempre opposto al piano di salvataggio dell’industria automobilistica varato da Obama. “Lasciamo fallire Detroit”, aveva detto. Quelle parole qui non se le sono dimenticate. Durante la cena suona il telefono. “È un messaggio registrato di Rick Santorum”, dice Michael, “è già la seconda volta che chiama oggi”. In mattinata l’ex senatore della Pennsylvania si è proposto come “la scelta conservatrice per sconfiggere Barack Obama”. Stavolta spiega che “se hai a cuore il secondo emendamento e vuoi possedere una pistola, devi ascoltare questo messaggio”. A tavola Santorum non è molto amato. Mi raccontano una sua intervista sui matrimoni omosessuali. Pare abbia detto più o meno “uomini con uomini, ti rendi conto, e poi dove andremo a finire? Uomini e cani?”. Michael scuote la testa. “E’ proprio il passo successivo”, dice ridendo.

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Kid Rock suona per Mitt Romney

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Fra Detroit, Royal Oak e Clinton

Il Royal Oak Music Theather dove Romney ha parlato ieri sera Continue reading

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Voto Mitt perchè, Royal Oak

Jo: perchè non fa parte dell’establishment e viene dal Michigan Continue reading

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