Ricordatevi di votare per Romney

Quando una signora di una certa età con cui hai parlato mezz’ora per strada ti chiede “are you on Facebook” fa sempre un certo effetto. A Regula, la signora di origine svizzera che me lo ha chiesto, dico però di sí molto volentieri. Abbiamo avuto una lunga, piacevole e causale conversazione in riva al mare. Ha i capelli grigi e ricci raccolti in una coda, un gilet da cui esce una camicia di jeans e uno sguardo dolce. L’accento tedesco le è rimasto molto forte, specialmente quando mi da ragione. “Vright”, mi dice strascicando la R. Con Regula c’è il marito Walter, che ha 80 anni e forse 20 più di lei. Molto simpatico, con delle lunghe basette bianche da rude boy e i capelli candidi che gli escono da sotto la visiera del cappellino da baseball. “Proprio oggi abbiamo ricevuto un paio di telefonate dalla campagna elettorale di Romney”, mi racconta Regula. “Volevano ricordarci di andare a votare domani e sapere se eravamo ancora con Romney”. Quattro anni fa Regula e Walter hanno votato per Romney, a loro l’ex governatore del Massachusetts piace, lo reputano un uomo onesto. “Credo che la gente sia solo invidiosa dei suoi soldi” dice Walter con un sorriso da Babbo Natale. “Per questo non voleva rivelare la sua dichiarazione dei redditi”. Regula e Walter sono pratici in quello che dicono. “L’America ha bisogno di qualcuno bravo con i soldi, qualcuno che sia in grado di amministrare economicamente il paese”. Sono sposati da venticinque anni, Walter vorrebbe andarsene in Svizzera, ma Regula si rifiuta. “Mica c’è questo clima qua”, gli dice facendomi l’occhiolino. “Sono d’accordo”, rido io. “La Svizzera è fredda, qua si sta benissimo”. Regula mi racconta di quattro anni fa, quando andarono al rally di Romney al Vinoy, l’albergo più caro di St. Peterburg. “Disse che era un bad loser, uno che non ama perdere e non ne è capace”, ricorda. “Ma quella volta credo che già lo aveva capito che McCain avrebbe vinto. Stavolta mi sembra diverso, credo che arriverà alla nomination. Non capisco come la gente possa votare Gingrich”. Gli racconto che in giro ho visto solo cartelli a favore di Ron Paul, e mi lasciano di stucco. “Oh, a noi piace Ron Paul, credo solo sia un po’ vecchio”, mi dice il marito. “Oh Walter, non la metterei sull’età”, ribatte Regula col suo accento tedesco. “Secondo me Ron Paul ha buone idee e piace molto ai giovani, anche io in giro vedo solo cartelli per lui. Fa bene a essere contro la guerra, a cosa serve spendere tutti i nostri soldi in paesi stranieri?”. Il problema, secondo lei, è che la gente non gli darà fiducia. “E cosa pensi di Santorum”, mi chiede. Non so cosa rispondere, così le racconto la storia della foto del feto abortito dalla moglie che l’ex senatore della Pennsylvania tiene sulla scrivania. “Vedi?”, risponde Regula dando sorridente di gomito al marito, “te l’ho detto che è un estremista”. Walter la guarda, poi si rivolge a me. “A me piace Santorum, è molto religioso”, dice. “Un po’ troppo”, ribatte la moglie. “Non capisco come possa dire alle persone di fare più figli, non ci sono soldi, le famiglie americane non riescono a tirare avanti, l’ultima cosa che possono fare sono i figli”, dice scuotendo la testa. “Credo che il problema di Romney sia più che altro religioso”, ammette Walter. “Gli americani ai mormoni non li vedono di buon occhio, anche se le cose stanno cambiando. Tutti i mormoni che ho incontrato erano brave persone. Non bevevano, non fumavano, erano educati… vanno anche due anni in giro per il mondo a fare i missionari”, spiega. “Però la storia di Joseph Smith proprio non mi torna”, aggiunge riferendosi al profeta dei mormoni che raccontò di aver avuto visioni a partire dagli anni venti dell’ottocento, quando era ancora adolescente, per poi scrivere a 25 anni, nel 1830, il Book of Mormon, la bibbia dei mormoni. Walter e Regula sono scettici, ma comunque domani voteranno per lui. “Sono un po’ come Scientology”, aggiunge Regula. “Hai visto a Clearwater, è tutto loro”, mi dice parlando della cittadina vicina. Non lo sapevo. “Quella è gente strana, ti controllano, non mi piacciono per nulla”, dice continuando a intendere Scientology. Continuiamo a parlare per un po’, scherzano un po’ sull’Italia che per gli svizzeri è inaffidabile e su Berlusconi, prima di andare ognuno per il suo lato del canale che separa il centro di St. Pete, come la chiamano qua, dal quartiere residenziale. “Ci piace la politica, non ci capisco nulla, ma mi piace un sacco”, mi dice Regula salutandomi con un grande sorriso, senza rendersi conto che le loro parole raccontano i dubbi e le scelte di mezzo paese.

Advertisements

Leave a comment

Filed under viaggio

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s