La terra dei rednecks

Risalendo la Florida verso nord, da Miami a Jacksoville, cominciano a vedersi lungo la ferrovia le prime chiese evangeliche, campi da baseball in terra battuta e poca erba, trattori, macchinari Caterpillar, massicci centri commerciali, scuolabus, piccoli laghetti e pompe di benzina. Fuori dalle case si scorgono spesso scafi scoloriti e scrostati di piccole imbarcazioni, che riposano sui prati. Passa un cimitero riscaldato a strisce dal sole che filtra fra i cipressi. Distese di macchine tutte uguali che riflettono luce dai parabrezza, allineate nei parcheggi dei concessionari. Un enorme maneggio con la staccionata dipinta e due cavalli diffidenti. Questa comincia a essere terra di social conservatives, evangelici e rednecks, come vengono chiamati in modo dispregiativo gli abitanti del sud, per via dei colli arrossati dal lavoro nei campi. È quella parte di Florida rurale che si sente più Georgia. Di rednecks ne ho parlato proprio due giorni fa con Jessica, bionda collega di Dario cresciuta in Ohio, ma nata in North Carolina. Jessica è stata in mezzo mondo, dal Cile al Giappone, ma anche lei, come Kayleigh, non è mai stata a New York. “Non mi è mai capitato”, mi dice con la stessa semplicità con cui io confesserei di non essere stato a Macchie, paesino ai bordi del Lago Trasimeno. In realtà ci sono pure stato a giocare a calcio, e mi presi un pugno nello stomaco. Ad ogni modo Jessica, che ha 34 anni, si sente una redneck anche se in realtà non lo è. Le piace dirlo perchè le ricorda l’infanzia nei pressi di Charlotte. Mi dice che i rednecks la fanno sentire a casa, e io ripenso ai vicini di Kayleigh, che rientravano in casa a qualsiasi ora del giorno e della notte sbattendo le porte, saltando sul pavimento ed emettendo suoni inumani per cui non mancavo di sgranare gli occhi ogni volta. Glie lo racconto e Jessica ride. Questi sono i rednecks, un termine con cui generalmente si indica persone di vedute limitate. Gente semplice che guarda il nascar, gioca col cane, beve birra in giardino seduta sul cassone aperto del proprio pick up. È la cultura del sud e l’anima conservatrice di questi stati caldi e polverosi. Non è raro all’high school avere compagni che vanno a caccia di mattina presto e poi vengono a scuola con le carcasse dei cervi sul pick up, per mostrare il proprio trofeo di una guerra impari. Nel frattempo fuori dal finestrino scorrono piccole casette di legno le cui insegne promettono barbecue o seafood, e immensi cartelloni stradali nel mezzo del nulla che offrono avvocati divorzisti agli automobilisti. Questa è l’America che appartiene a quei tizi con i capelli pettinati all’indietro, i baffi, gli occhiali con montature anni ottanta e le facce scavate, che indossano un giacchetto di pelle sopra camicie floreali e grossi anelli d’oro alle dita.

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