È l’una e tutto va bene

Per questa notte a Jacksonville ho avuto un’idea folle. Dopo il dibattito Cnn, che sarà moderato da Wolf Blitzer, temporeggio più possibile e poi cerco un passaggio per la stazione del Greyhound, passo la notte là e parto alle 4 della mattina con l’autobus per Tampa. I soldi per l’albergo non ce li ho, e su Couch Surfing nessuno mi ospiterebbe a queste condizioni, cioè che lascio la valigia a casa, vado al dibattito e poi riparto. Mica è un albergo, e io mi vergognerei. Tutto sommato la soluzione non mi sembra pessima. Fatta eccezione per la stazione di Charleston, le altre erano tutte abbastanza sicure, con brutti ceffi controllati da agenti muniti di metal detector. Mentre Eugene Hutz dei Gogol Bordello mi urla nelle orecchie le parole inglesi e spagnole di My companjera col suo accento zingaro, noi continuiamo a risalire per la Florida orientale, con Jacksonville che comparirà all’orizzonte fra quattro ore. Mi è arrivata l’email della Cnn con le direttive per stasera. Secondo Google Maps ci metterei 5 ore e 33 minuti per raggiungere il campus della University of North Florida a piedi e non ci sono mezzi pubblici, apparentemente. Non mi lascio scoraggiare. Con il mio trolley, il montgomery sotto braccio, che a New York era troppo freddo per non portarselo appresso e ora me lo trascino per la Florida, e la mia camicia di flanella in qualche modo raggiungerò il campus, dove poi mi infilerò in un bagno per mettermi camicia e giacca. E magari per farmi la barba, che forse è il caso. Nel frattempo passiamo per una cittadina dove l’erba è secca, bruciata dal sole, e non c’è mare. Ci sono però camion enormi, grandi depositi, silos, cisterne dell’acqua che vegliano sul paese, operai con cargo pants e cappellini da baseball che gli fanno un po’ d’ombra sugli occhi. E’ la suburbia americana che pulsa e lavora per guadagnare soldi che stagneranno per quindici anni nel fondo per il college dei figli o in quello per la pensione. Mentre il treno passa, tre operai con una casacca aranione e gli occhiali di plastica nera lo osservano immobili a braccia incrociate. Per strada camminano lente nuove berline giapponesi o vecchi pick up americani. La terra è quasi rossa, le case di legno vuote, un Burger King insegue un McDonald’s e sui tetti sventolano bandiere americane. Di tanto in tanto si scorgono una rimessa o un rivenditore d’auto usate. Poi ricominciano prati sterminati e bruciati, attraversati da strade perpendicolari che formano incroci in lontananza. Ho appena scoperto che Rick Santorum lascerà la Florida dopo il dibattito di stasera. Per quello che ho visto finora non è una mossa da Rick, uno che si attacca coi denti ai pantaloni degli elettori e sbava ringhiando tignoso finchè non ottiene il voto. Questo potrebbe essere il primo passo verso un ritiro che verosimilmente arriverebbe la sera del 31 gennaio, dopo il voto della Florida. Romney invece sta tornando in testa ai sondaggi nel Sunshine State. A quanto pare l’attacco di Gingrich al moderatore di Cnn John King all’inizio del dibattito di Charleston, che gli è valso la vittoria in South Carolina, ora sta cominciando a dare effetti negativi e lo staff dello speaker ha ammesso a Politico che sarebbe stato condito da alcune bugie. Lo speaker sta anche subendo i colpi della stampa conservatrice, che lo accusa di essere un narcisista e lo paragona a Clinton, dimostrando come l’establishment repubblicano non lo voglia come candidato. Mi distraggo dalla lettura seguendo i fili della corrente che saltano di traliccio in traliccio sopra nuove case, nuove scuole, nuovi capannoni lunghi e bassi.

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