Prime impressioni su Miami

A Miami Beach la politica non arriva, alla gente sembra non interessare affatto. In 24 ore non ho visto neanche un cartello elettorale, un bumper sticker, una spilletta. Niente. Oltretutto qua lavorare è estremamente difficile. Ho trovato una risposta a una domanda che mi sono fatto mille volte: perchè il centro dell’America è New York, dove le condizioni climatiche spesso sfiorano il proibitivo e a volte vanno anche oltre. Lavorare qua è impossibile. Vedi questo sole caldo, sai di avere la spiaggia dietro l’angolo e l’acqua di questo oceano è anche sorprendentemente calda, grazie all’influsso benefico del Golfo del Messico. Già, sono nel Golfo del Messico, ma continuo a non rendermene assolutamente conto. Arrivare qua è stato è stato uno sfaso spaziotemporale straordinario. Parlo di uno sfaso di mesi, non di ore. Sono in maglietta e pantaloni corti il 24 gennaio. E poi Miami non me la aspettavo cosí, per molte cose. Iei sera era quasi mezzanotte stavo bevendo una birra in Española Way, un vicolo che ti prende di sorpresa in mezzo a un vialone parallelo a Ocean Drive. C’erano luci, ristorantini molto kitsch e tutto il resto. In fondo c’era un pub irlandese. Ero seduto là fuori con gli occhi che mi si chiudevano e a un certo punto il mio cervello ha pensato di essere in Sicilia, credo fosse Marzamemi. Ne sono stato convinto per un paio di minuti buoni, poi mi sono smosso di scatto ho guardato Dario e gli ho chiesto se era possibile. Mi ha confemato che ogni tanto capita anche a lui di avere questa impressione. Questo ha capovolto completamente tutto quello che ho sempre pensato di Miami. E non mi aspettavo neanche tutta l’umanità che vedi in giro, che ti passeggia costantemente a braccetto davanti agli occhi. La prima cosa che mi è venuta in mente sulla spiaggia di Miami Beach è stato il modo strascicato che Kayleigh aveva di dire amazing, ameiiiizig. Soprattutto perchè era incredibile. Non bella, proprio incredibile. Sulla spiaggia  ho visto ragazze con lo smalto color gelato alla frutta ai piedi che in America va sempre molto, prima dei vent’anni. Ho visto coppie di anziani, coi capelli bianchi o con i capelli tinti, giovani palestrati, un vecchio che faceva yoga, due ragazzi e un kitesurf, magliette dell’Argentina e bandiere dell’Uruguay, una ragazza col seno enorme nuovo di zecca che si è slacciata il costume e si è fatta fotografare nuda in riva al mare (giuro), caraibici, giovani cubane con pelati cinquantenni, biciclette, sessantenni con il seno rifatto, uomini di mezza età con la camicia di lino e altri con le Sperry in mano, seggioline da spiaggia, ragazze toniche e ragazze affatto toniche, un ebreo ortodosso completamente vestito su un lettino che ascoltava l’iPod, cinesi che facevano uno shooting fotografico, una famiglia italiana con un bambino di nome Brando e il padre vestito Abercrombie, un gruppo di ragazzi francesi che sembravano americani, tante coppie di ragazze, e tre ragazzi che fumavano una canna. L’acqua era calda ma in pochi facevano il bagno. Sono passate almeno dieci navi da crociera e ho sentito parlare inglese, spagnolo, francese, tedesco, olandese, russo, portoghese, cinese (immagino), coreano (immagino), giapponese (immagino), fra le lingue che ho risconosciuto. Su Ocean Drive ho visto una signora bionda che fumava col bocchino, una Ford Thunderbird dei primi anni sessanta verde acqua, un messicano che suonava la macarena, tredici italiani fra cui due romani, entrambi con Hogan ai piedi e Nikon al collo e per finire un cinquantenne flaccido vestito da coniglietta di Play Boy, con tanga e orecchie e una tizia con una scimmia al guinzaglio. La sera su Lincoln Road ragazze quasi sempre prosperose lasciano scie di profumo dolciastro, signore più attempate cercano di imitarle mentre camminano a braccetto con i compagni. Dai locali esce prevalentemente musica cubana e ai tavolini si sorseggiano grossi cocktail colorati. Per scrivere i miei due articoli stamattina mi sono dovuto chiudere nell’ufficio con sedi in tutta America. Prima guardavo fuori, verso un palazzo in ristrutturazione che cadeva a pezzi. Poi mi sono girato verso il muro. Vedevo il sole e me ne accorgevo ogni volta che passava una nuvola.

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