In South Carolina piove su Mitt Romney, e anche su di me

Proprio mentre sabato sera tutti i maggiori network televisivi, da Cnn a Fox News, cominciavano a proclamare Newt Gingrich vincitore delle primarie del South Carolina, su Charleston cominciava ad abbattersi un violento temporale primaverile, uno di quelli con gocce pesanti come piombo, condito da tuoni e fulmini. La faccenda non mi avrebbe interessato particolarmente, se non fosse che mi stavo dirigendo a piedi alla Citadel, il college militare di Charleston, quartier generale di Rick Santorum. Gli altri erano tutti emigrati a Columbia, la capitale, per la notte elettorale, mentre l’ex senatore della Pennsyvania aveva deciso di restare in città ed io con lui, ma solo perchè andare a Columbia mi sarebbe costato troppo. Dopo aver stoicamente resistito per almeno venti secondi, ed essendo distante altri quindici minuti dal college, decido di infilarmi sotto il primo portico che trovo e aspettare che smetta. Inconvenienti del freelance squattrinato. Mentre continuo a seguire sul telefono i risultati delle elezioni e a commentare su Twitter per sentirmi meno solo, comincio a osservare la casa al 9/A di Race street, all’angolo con Coming, cercando di capire che tipo sia il proprietario, un sorridente esempio di southern hospitality oppure un redneck in grado di cacciarmi sotto la pioggia con un forcone. Il maialino all’angolo della veranda comincia a farmi temere il peggio. Durante la mezzora che resto sotto la pioggia il proprietario non esce, nonostante un paio di starnuti avrebbero potuto insospettirlo. Appena la pioggia rallenta decido di tornare a casa di Kayleigh per seguire i discorsi dei vincitori e non rischiare di ritrovarmi con le mie uniche scarpe fradicie. Il South Carolina mi ha dato però una grande lezione. Ero partito da New York giovedì mattina con Romney sicuro della vittoria e di un en plein nei primi tre stati a votare. Il sabato sera Romney ha perso il South Carolina e anche l’Iowa, ritrovandosi da solo con la vittoria conquistata in New Hampshire, il giardino di casa sua. Un po’ come vincere quando il pallone lo porte tu e scegli i compagni di squadra. In queste 48 ore è successo di tutto, scandali, ritiri, accuse, endorsement, dimostrando quanto queste primarie americane siano affascinanti e imprevedibili, quanto sia difficile vincerle anche se si hanno più soldi di tutti e si è l’unico presentabile in un lotto di personaggi da circo. Finalmente la campagna elettorale comincia ad animarsi e Mitt Romney passa dall’essere il candidato inevitabile del Grand Old Party alle bastonate sui denti che gli hanno dato in South Carolina. Non dimentichiamoci che nel 1861 fu proprio il South Carolina il primo stato a dichiarare la secessione dall’Unione, che portò poi alla guerra civile americana. Come mi dicevano ieri, gli abitanti del South Carolina sanno cosa vogliono e fanno di tutto per ottenerlo. Ora Romney dovrà rimboccarsi le maniche e cominciare a spalare letame come gli altri, ma in Florida per Gingrich sarà tutta un’altra storia.

Advertisements

Leave a comment

Filed under viaggio

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s