L’Iowa

L’Iowa, dicevamo. E’ grosso modo così, grandi pianure, grandi campi. Ma non è che abbia visto poi molto. Quello che ho visto bene è il Marriott di Des Moines, che era il quartiere generale di tutti i giornalisti americani e italiani e dove sono stato molto vicino al New York Times. Bevevano al tavolo a fianco al mio.

A Des Moines è stata un’esperienza fantastica. Proverò a raccontarla un po’ alla volta. Sono partito il pomeriggio del primo gennaio, con la voglia sotto i piedi e l’umore di quello che sa di essere nel mezzo di una cazzata. Dove sto andando? Dopo uno scalo a Milwaukee in mezzo alla neve e un viaggio stile jeep in mezzo ai campi, arrivo a Des Moines a tarda sera. Ovviamente avevo scelto il motel un po’ a cazzo, ritrovandomi in un Motel 6 molto economico, ma anche molto lontano dal centro. Chiedo di poter cambiare per il giorno dopo, di spostarmi all’aeroporto come consigliato dal tassista pakistano che nel 2000 mi ha confidato di aver votato per Bush, “ma solo perchè mi vennero a prendere a casa”. Effettivamente il caucus dell’Iowa è un po’ così. Se vai a prendere gli elettori a casa quelli votano per te. Pare che Bush avesse rastrellato mezza Des Moines. Ad ogni modo il mio splendido Motel 6 da 40 dollari a notte non aveva il riscaldamento funzionante. Almeno fino a che mi sono addormentato avvolto come una salsiccia nella carta del macellaio. Faceva freddo a Des Moines, il primo gennaio.

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