Il Trading Post cambia casa!

Mentre questo Greyhound arranca verso il Mississippi, vi comunico con emozione che il Trading Post ha una nuova casa. Da oggi ci sarà un motivo in più per leggere il Corriere della Sera, la notte prima di andare a dormire!

http://iltradingpost.corriere.it/

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Comunicazione di servizio

Per problemi tecnici il blog non potrà essere aggiornato fino a lunedì. Poi però ci sarà una bella sorpresa! Nel frattempo continuerò a scrivere tutte le storie, che verranno caricate qua appena possibile.

Trading Post si scusa per il disagio e vi augura buon viaggio!

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Il primo politico gay dell’Ohio

Columbus – “Credo di essere stato attratto da persone del mio stesso sesso fin da piccolo”, mi confida Tim Brown mentre siamo seduti su una panchina in un parco di Columbus. “Ricordo che una volta i miei genitori portarono me e i miei fratelli a un luna park allestito per carnevale nel parcheggio di un centro commerciale. C’era una giostra con i cavalli e dei ragazzi che aiutavano i bambini a salire. Io ricordo di aver scelto il cavallo dove c’era il ragazzo più carino”. Sono arrivato a Columbus da un’ora, sporco e stanco per il lungo viaggio, ma non vedevo l’ora di incontrare Tim Brown, deputato statale repubblicano eletto alle ultime elezioni. Ha cinquant’anni ed è il primo politico apertamente gay dell’Ohio, uno degli unici due repubblicani gay in tutti i parlamenti statali degli Stati Uniti. L’altro è Mike Fleck, in Pennsylvania. Sono felice di cominciare il mio viaggio proprio con lui.

È molto gentile, sorride spesso e solo raramente si lascia andare ai modi artefatti della politica. Ha i capelli a spazzola e lo sguardo sincero, oltre a una cravatta regimental rossa che svolazza sotto i colpi del vento. Suo padre era nell’aeronautica militare, e lui è nato in una base di Omaha, in Nebraska. Quando era ancora piccolo il padre morì, la madre si risposò e andarono a vivere prima in Indiana con i nonni, e poi in Ohio. È un repubblicano moderato, soprattutto per quanto riguarda le tematiche sociali, e prima di essere eletto alla Camera era stato per 15 anni county commissioner. Non aveva mai dichiarato pubblicamente la propria omosessualità, se non ai propri amici, alla famiglia e ai vertici del partito repubblicano. “Non volevo che fossero presi alla sprovvista nel caso fosse successo qualcosa”, racconta.

Nel 2007 qualcosa effettivamente successe. Il suo capo, il deputato repubblicano Paul Gillmor, che rappresentava l’Ohio al Congresso americano, fu trovato morto nel suo appartamento di Arlington, in Virginia. Brown non fece neanche in tempo a dispiacersi per la scomparsa di Gillmor, che immediatamente i giornali cominciarono a speculare sul suo successore. Fra i vari nomi fu fatto anche il suo. Fu allora che un blog molto popolare chiese ai propri lettori se il quinto distretto, quello vacante, fosse pronto per un deputato gay. “Mi stavano facendo outing, e mi ritrovai all’improvviso sulla prima pagina di tutti i giornali locali”.

La sua vita fu stravolta da quel blog. “Fu davvero spaventoso”, ricorda. “Non sai come le persone che ami e di cui ti importa possano reagire. Dopo essere stato giudicato in tre elezioni per il mio lavoro e per il carattere, mi chiedevo se le persone mi avrebbero giudicato diversamente in quanto gay. Avevo molta paura”. Brown non si candidò per sostituire Gillmor a Washington, ma tre anni più tardi si trovò ad affrontare la rielezione come county commissioner. “Ho passato tre anni senza sapere come sarebbe finita, ho passato il tempo lavorando e spiegando che ero sempre la stessa persona. L’omosessualità è solo una piccola parte di quello che sono”.

Mi dice di essere cresciuto sapendo di essere attratto da persone del suo stesso sesso. Al tempo però non si parlava molto di omosessualità. “Non sapevo bene cosa fosse”, mi spiega. “Poi al college i miei zii continuavano a chiedermi se mi fossi fatto una fidanzata. Io rispondevo di no e mi dicevano che prima o poi sarebbe arrivato un colpo di fulmine. Ci ho creduto per un po’, che prima o poi sarebbe arrivato. Magari sarei stato come tutti gli altri nella mia famiglia. Ma non è mai successo”.

Dopo che il suo orientamento divenne pubblico, Brown cominciò a ricevere email, telefonate e lettere di sostegno. “Nessuno mi ha mai scritto che non mi avrebbe più votato”, mi racconta con orgoglio. “E’ stata un’esperienza incredibile, non me lo aspettavo. Sono stato trattato estremamente bene”. Nel 2010 è stato rieletto facilmente, poi lo scorso anno ha provato il salto verso il parlamento statale e il suo orientamento sessuale non è stato mai dibattuto in campagna elettorale. “Solamente Citizens for Community Values, un’organizzazione molto conservatrice, ha pubblicato sul giornale una pubblicità contro di me, ma non ha avuto nessun effetto”.

Il deputato Brown è convinto che le cose stiano cambiando rapidamente in tutto il Paese, che sicuramente ci vorrà ancora del tempo, ma che tutto sta andando per il verso giusto. “Le persone cominciano a realizzare che conoscono persone gay: al lavoro, in famiglia, fra amici. Questo aiuta a dare un volto umano all’omosessualità, a far vedere le cose in modo diverso”.

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In America tutti hanno una storia da raccontare

Columbus – Dico spesso che in America tutti hanno una storia da raccontare. Ieri pomeriggio ho incontrato il senatore repubblicano dello Stato dell’Ohio Frank LaRose, i cui nonni arrivarono in America da un paese vicino Palermo. Non appena il senatore LaRose ha saputo che ero italiano ha cominciato a raccontare questa storia.

franklarose“Ero nell’esercito degli Stati Uniti, ci fermammo alla base di Palermo per fare rifornimento e l’aereo si ruppe, che è un bel problema da avere. La cosa divertente è che gli aerei dell’aeronautica militare non si rompono mai in Alaska, in Iraq o in Kansas, ma succede sempre qualcosa alle Canarie, alla Hawaii, in Sicilia. Fummo costretti a restare là per quattro giorni mentre lo riparavano, e così siamo saltati in macchina e abbiamo guidato per tutta la Sicilia”.

“Il mio cognome è LaRose, ma originariamente era LaRosa e trovai la segheria LaRosa. Vendevano legno, e mi fermai a fare una foto. Dovevano per forza essere parenti, perché anche noi venivamo da Palermo”.

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Gay Street, dove tutto comincia

Columbus – Jane ha 23 anni e già una vita complicata alle spalle, da cui è stata brava e coraggiosa a tirarsi fuori. Vive con due amici in un loft nel centro di Columbus, nel cui salone è parcheggiato un motorino e giacciono abbandonati i tamburi di una batteria. A volte ci organizzano mostre fotografiche e concerti, mentre Jane gestisce un cineforum il lunedì sera. Impazzisce per Godard e Werner Herzog.

A fine agosto tornerà all’università. Si è iscritta alla scuola di legge di Ohio State University e ha ricevuto una borsa di studio integrale che coprirà tutti i costi, tranne vitto e alloggio. “C’è stato un momento in cui ho sperato davvero che non mi dessero questa borsa”, mi racconta ridendo mentre pasteggiamo a Bloody Mary e sweet potato fries ai tavolini all’aperto di Tip Top, il ristorante sotto casa sua. “Avrei quasi voluto essere costretta a prendere un prestito, così non avrei dovuto lavorare per mantenermi e pagare l’affitto”.

“E’ un’idea molto americana, poi avresti dovuto ripagarlo quel debito”, le rispondo scoppiando a ridere, per provocarla. “In queste cose non sono per nulla americana”, ribatte lei. “Non ho mai avuto debiti, né una carta di credito. Però mi sarebbe piaciuto non lavorare il prossimo anno”. Jane ha un’energia considerevole, un ottimismo fuori del comune e una deliziosa risata del Midwest. Si mantiene da sola da quando ha 17 anni. Ha fatto ogni tipo di lavoro, cominciando da alcuni traffici illegali per arrivare a prendersi cura dei figli degli immigrati di Columbus. Ha anche lavorato come badante in una casa di riposo, con tutto quel che ne consegue.

Quest’estate poi diventerà big sister di una bambina di Columbus. Entrerà a far parte di un’associazione denominata Big Brothers Big Sisters of America, facendo da mentore a una ragazza proveniente da una famiglia disagiata, che diventerà un po’ la sua sorellina minore. “Cercano di assegnarti persone simili a te, figli di famiglie turbolente con il padre in galera o magari scomparso nel nulla”, mi spiega. “A te assegnerebbero sicuramente un povero bambino di origine italiana che sogna di fare il giornalista”.

Alla fine siamo finiti a bere birra sul tetto del suo palazzo, arrampicandoci su una scala anticendio verticale dalla quale non ho avuto il coraggio di guardare in basso. La casa di Jane, e non poteva essere altrimenti, è al numero 57 di Gay Street. Dove tutto comincia.

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5.000 volte grazie! I soci sostenitori di questo blog

Alla fine in 28 giorni 140 persone hanno deciso di sostenere questo progetto. Un numero straordinario, che mi ha permesso di raggiungere il 126% della cifra richiesta. Avevo bisogno di 3.200 euro, ne sono arrivati 4.025. Tolte le commissioni mangiate da Paypal fanno 5.000 dollari precisi! Vi ringrazio tutti, con affetto. Intanto lo faccio pubblicamente, nei prossimi giorni lo farò personalmente per email: sto solo aspettando di potervi dare una bella notizia. La vostra generosità mi ha emozionato… Grazie di cuore!

Questo reportage non sarebbe stato possibile senza l’aiuto fondamentale di:

Alessandro Pradelli, Antonia Risi, Gabriele Capolino, Francesco Costa, Davide D’Antoni, Davide Fracasso, Andrea Ciommi, Federico Sarica, Gioia Biscottini, Pietro Minto, Luca Faregna, Matteo Manca, Alex Bosco, Lisa Durello, Michele Gallucci, Laura Campisi, Marco Piattelli Palmarini, Gloria Anna Folcio, Giulia Depentor, Enrico Picelli, Maria Concetta Trapani Lombardo, Antonio Zappia, Stefania Gioia, Alessandro Tutino, Giulia Coletti, Jacopo Ottaviani, Gianluca Di Tommaso, Francesco Bufalari, Matteo Vivona, Antonietta Alonge, Federico Novaro, Veronica Forcignanò, Lorenzo Marcon, Sofia Petrella, Mauro Pianesi, Gerolamo Giusto, Mattia Marchesi, Gaetano Di Tommaso, Salvatore Barresi, Fausto Montanari, Francesca Piras, Martina Zappia, Luca Spinelli, Chiara Vardabasso, Michele De Vido, Livia Iacolare, Alberto Riva, Tommaso Carboni, Jodi Sanford, Valter Gosti, Daria Bonera, Federico Spina, Luca Misculin, Giovanni Fumu, Ton Vilalta, Piervincenzo Canale, Federica Sasso, Andrea Ferrando, Alessio Samele, Francesco Pinna, Maria Giuliana Bianconi, Mario Lucarelli, Simona Tiberi, Serena Danna, Jacopo Cossater, Francesca Milano, Enrico Enri, Monica Ricci Sargentini, Rachele Maggiolini, Chiara Di Giorgi, Rita Mattioli, Rino Di Giorgi, Daria Scolamacchia, Claudio Marinelli, Andrea Coccia, Andrea Tafini, Chiara Chinellato, Giovanni Diamanti, Camilla Spinelli, Jai Fournier, Federica De Caria, Giuseppe Trupiano, Marina Bellardinelli, Ludovica Angelini, Massimo Gaggi, Matteo Rumi, Laura Scarpella, Virginia Lucarelli, Federico Simonetti, Flavio Feniello, Filippo Galezzi, Alberto Mucci, Lorenzo Mannella, Stefania Ulivi, Gennaro Andrea Lauro, David Mammano, Marco Zappia, Costanza Pasquini, Roberto Malaspina, Fabrizio Goria, Fabrizio Vasselli, Paola Sinibaldi, Stefano Di Placido, Matteo Minasi, Luciano Lucci, Arianna Ciccone, Alberto Bellotto, Micaela Bertarelli, Federico Nanni, Paolo Patrito, Angelo Figorilli, Giorgio Solfaroli, Marco Surace, Marcello Fruttini, Olga Di Comite, Maria Gabriella Marinelli, Giovanni Modaffari, Emanuele Menietti, Chiara Albanese, Martina Albertazzi, Conor Gallagher, Ylenia Casale, Massimiliano Terzini, Lorenzo Novara, Riccardo Mainetti, Rolla Scolari, Ada Caserta, Marco Carlini, Alessandro Giovannelli, Andrea Chatrian, Francesco Cruciani, Luciano Caponigro, Elena Villa,  Laggente – Wpeppe, Rossano Salini, Giulia Zeetti, Daniele Carlini, Angelo Boccato, Francesca Berardi.

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Le prime foto, fra New York e Columbus

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May 16, 2013 · 7:33 pm

Il re di Columbus

Columbus – Sono arrivato a Columbus alle 5 del pomeriggio, accolto dal sole e dal vento caldo ed energico del Midwest che spazza le strade davanti alla stazione del Greyhound, dove aspetto che Jane mi venga a prendere. Sarà lei ad ospitarmi in questi giorni. Ci eravamo conosciuti proprio qua, un anno fa. Era seduta su una panchina della stazione con un libro in mano e inizialmente mi aveva guardato con diffidenza. Già quella prima sera però diventammo amici. Due giorni dopo ero salito su un aereo all’improvviso per raggiungere Boston e la festa elettorale di Mitt Romney. Ero partito senza salutarla, e pensavo che non ci saremmo più rivisti.

Invece Jane arriva a prendermi con una vecchia macchina beige troppo grande per lei, che si è comprata di quarta o quinta mano quando ha iniziato a lavorare come mentore per 50 bambini delle elementari. La sua associazione segue studenti provenienti da famiglie disagiate, principalmente immigrati, nelle scuole di Columbus. “Nella mia si parlano 37 lingue diverse”, mi dice ridendo con orgoglio mentre guida. Sono stanco, ma ho un appuntamento a cui tengo molto.

Nella notte ho attraversato le colline della Pennsylvania senza aver praticamente chiuso occhio, ho visto boschi e fattorie sperdute con le mucche al pascolo e migliaia di villette con giardino tutte diverse, ma in fondo identiche. Lungo la Interstate 70, che corre per 3.500 chilometri e dieci stati, dallo Utah al Maryland, c’erano decine di cartelli che pubblicizzavano servizi legali di ogni genere, poi siamo arrivati a Pittsburgh, con i suoi sobborghi desolati, gli stadi di baseball e football affacciati sul fiume e i suoi ponti d’acciaio: ne ha 446, e nel 2006 è divenuta la città con più ponti al mondo, superando Venezia. Vista dal finestrino dell’autobus sembra una piccola meraviglia industriale, con le sue leggendarie acciaierie e ora le fabbriche di alluminio, vetro e chissà cos’altro.

Prima di addentrarci in Ohio ci siamo fermati brevemente a Wheeling, nella West Virginia mineraria e rurale di Walter Berglund, il protagonista di Libertà che sfogava le sue frustrazioni tentando affannosamente di salvare dall’estinzione una specie di uccello, la dendroica cerulea. La manciata di grattacieli che popola il centro di Columbus è apparsa all’orizzonte all’improvviso. Appena sceso dall’autobus sono andato in bagno a lavarmi la faccia. Accanto a me c’era un uomo nero e molto alto di circa cinquant’anni che usava un orinatoio della stazione. In testa aveva una corona argentata, sulle spalle un mantello viola con gli orli maculati bianchi e neri. Non ho potuto far altro che sgranare gli occhi, davanti al re di Columbus.

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L’America e i matrimoni gay. In viaggio per scoprire come cambia il Paese

La prima volta che Will Portman ha capito di non doversi più vergognare di se stesso è stato nel febbraio di due anni fa. Studente del primo anno a Yale, Will in quei mesi aveva una paura terribile di fare coming out e rivelare a genitori e amici la propria omosessualità. Convinto però che fosse l’unica soluzione possibile si fece coraggio, scrisse loro una lettera e in quella stessa sera di febbraio la spedì per posta prioritaria. Ricevuta la lettera i genitori gli telefonarono immediatamente. Erano sorpresi e lo riempirono di domande, ma lo sostennero con convinzione.

Due anni più tardi suo padre Rob, senatore repubblicano dell’Ohio, è divenuto il primo repubblicano a sostenere ufficialmente i matrimoni fra persone dello stesso sesso. “Voglio che mio figlio Will possa sposarsi come tutti”, ha spiegato a metà marzo, annunciando una svolta importante per un parlamentare repubblicano.

Negli ultimi anni in America le cose hanno cominciato a cambiare molto rapidamente, e trasversalmente. Barack Obama è stato il primo presidente ad aver dichiarato il proprio sostegno ai matrimoni gay, così come ha fatto il suo vice Joe Biden. Nel frattempo gli stati che li hanno legalizzati sono diventati dodici – con Rhode Island, Delaware e Minnesota che hanno votato favorevolmente nelle ultime settimane – mentre a fine giugno la Corte Suprema si esprimerà per la prima volta sui matrimoni fra persone dello stesso sesso.

In attesa di questa sentenza storica ho deciso di rimettermi in viaggio, finanziato dalla generosità dei miei lettori, per raccontare come l’America sta andando incontro a un cambiamento epocale. Stato dopo Stato, persona dopo persona, divano dopo divano, attraverserò gli Stati Uniti in autobus e couchsurfing, provando a descrivere dubbi, umori e aspettative di questo momento storico.

Non sono un esperto di diritti gay, ma trascinato da curiosità ed entusiasmo scriverò tutto quello che vedrò e sentirò in queste settimane. Gli incontri e i racconti saranno ogni giorno su questo blog, che fra pochi giorni andrà incontro a grandi cambiamenti!

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La partenza da New York

New York – A Port Authority c’è un odore intenso di cibo scadente e le luci al neon abbagliano, come in ogni sperduta stazione d’autobus d’America. A New York sono le due e mezzo del mattino. Noia e stanchezza ingrigiscono i volti dei miei compagni di viaggio, in fila da più di mezz’ora al gate 69 per guadagnarsi l’illusione di un posto migliore su questo autobus diretto a Cleveland, in Ohio.

Io scenderò un paio d’ore prima, a Columbus, dove comincia il mio viaggio nell’anima dell’America. “Questo autobus va verso Pittsburgh, Harrisburg e Cleveland. All points west”, annuncia l’autista con voce aspra spezzando improvvisamente il silenzio dell’attesa, poco prima di cominciare l’imbarco. “Tirate fuori i biglietti dalla busta”, intima stizzito mentre la fila avanza con lentezza. Si chiama Jeffrey O’Toole, e viene da Pittsburgh, annuncia qualche minuto più tardi, prima di mettere in moto.

Lasciata Port Authority attraversiamo qualche deserto isolato newyorkese, poi l’autobus si avvia sferragliando nella notte verso il Lincoln Tunnel, il New Jersey e l’America.

***

Dopo neanche otto minuti di viaggio l’autista accosta improvvisamente sulla corsia di emergenza del New Jersey Turnpike. Si alza e si gira verso di noi. “Chi sta parlando al telefono?”, ringhia minaccioso nell’oscurità. “Chi è al telefono?”, ripete. “Posso sentire la voce fin qua. Le persone vogliono dormire”. I passeggeri lo fissano silenziosi e intimoriti. L’unico mugugno arriva da dietro di me. “Oh man”, sbuffa un signore di mezza età. Non riesco a trattenere un sorriso. Sarà un viaggio lungo, molto più delle tredici ore che abbiamo davanti.

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Giornalismo indipendente: raccontare attraverso i media

Questo è il video dell’altro panel a cui ho partecipato al Festival del Giornalismo di Perugia, insieme a Stefania Ulivi, giornalista del Corriere della Sera, e Lisa Biagiotti, bravissima documentarista newyorkese.

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Che il viaggio abbia inizio

Il mio viaggio comincerà nella notte fra martedì e mercoledì. Ho appena comprato il primo biglietto. Partirò in autobus da New York, diretto a Columbus, in Ohio. Partirò alle 3 di notte, per guadagnare tempo, ma anche perché c’è qualcosa che mi attrae nel viaggiare di notte. Ad attendermi alla stazione del Greyhound di Columbus ci sarà J., la ragazza che mi aveva ospitato un anno fa. Sarà lei a darmi un divano per le prime due notti.

PASSENGERS

Andrea Marinelli $48.00 Adult

PORT AUTHORITY
625 8TH AVE
New York, NY 10018

PAYMENT

Subtotal: $48.00
Facility Fee: $2.50
Federal: $0.00
State: $0.00
Total: $50.50

TRAVEL INFORMATION

Here is your arrival and departure information, include any connecting bus tranfers:

————-Trip to COLUMBUS, OH————-
05/15/13 03:15AM GLI-1651 * Depart NEW YORK, NY
05/15/13 04:45PM -0 * Arrive COLUMBUS, OH

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La prima presentazione de “L’ospite”

Il 27 aprile ho presentato il mio libro al Festival del Giornalismo di Perugia. La sala era gremita, c’erano tanti amici e tanti ragazzi che come me cercano di fare i giornalisti. E’ stato forse il momento più bello ed emozionante da quando ho iniziato a fare questo lavoro, un’ora che ha ripagato tutte le fatiche, gli sforzi, le ansie, i sacrifici e le giornate passate cercando di racimolare qualche spiccio per tirare avanti. Le persone da ringraziare sono tante, a cominciare da Arianna Ciccone che mi ha invitato a partecipare al festival, Serena Danna e Francesco Costa, con i quali sono felice di aver condiviso questo momento. Se avete un po’ di tempo da perdere, qua troverete la nostra chiacchierata. Come ha scritto Francesco: da Perugia, a Des Moines, a Perugia. E così via!

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L’omosessualità in America: un reportage “on the road”

E dopo dodici mesi eccomi di nuovo qua, a chiedere l’aiuto di amici e lettori.

Grazie a voi ho inseguito per tutto il paese i candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti.

Ora tornerò a percorrere le grandi highway americane e le piccole strade polverose di provincia, ma questa volta per raccontarvi i club gay di New York e le riserve indiane del Northwest. Andrò a messa nelle piccole chiese battiste del Kansas che lottano contro l’omosessualità, a cena con le coppie gay di San Francisco e di Fargo, in North Dakota, e mi unirò alla folla di sostenitori che si ritroverà sulle scale della Corte Suprema, a Washington, ad attendere una sentenza storica.

Negli Stati Uniti è un momento decisivo per i diritti gay. A fine giugno i nove giudici della Corte Suprema si esprimeranno per la prima volta sui matrimoni omosessuali. Il presidente Barack Obama il suo vice Joe Biden hanno espresso il proprio sostegno ai matrimoni fra persone dello stesso sesso. Lo stesso hanno fatto due senatori repubblicani del Midwest, facendo registrare una svolta fondamentale nel partito conservatore.

Sono piccoli segnali che dimostrano come nel paese stia cambiando la percezione dell’omosessualità. Io riprenderò quindi il mio viaggio per respirare questa trasformazione.

Come si stanno adeguando gli americani?

Proverò a raccontarlo su questo blog, saltando nuovamente di divano in divano grazie al couchsurfing e viaggiando in pullman e autostop attraverso gli Stati Uniti.

Per farlo avrò però ancora bisogno del vostro aiuto e soprattutto della vostra generosità: donate quanto volete, per aiutarmi nelle spese di viaggio. I soldi saranno utilizzati per biglietti di treni e autobus, e magari per offrire una birra a chi generosamente mi ospiterà qualche notte sul proprio divano.

Ogni piccolo contributo sarà fondamentale per portare a termine questo reportage e scrivere il mio nuovo libro. Io posso solo promettervi che non ve ne pentirete.

Per contribuire cliccate qua!

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My second crowfunding

I am about to embark on my second book/crowdfuding/couchsurfing-across-the-US project.

Last time I covered the republican primaries. This time I am setting out to tell the story of how America is shifting its view on same-sex marriage.

More details to come, but in the meantime you can check out last year’s interview with the great people at couchsurfing, an interview for the online magazine King’s Road and the book that I self-published on Amazon.

Please feel free to drop me a line if you have any questions!

and.marinelli {at} gmail dot com

Help me!

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L’ospite a casa dei suoi lettori/11

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Briano Castelli, Milano

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Jacopo Ottaviani

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L’ospite a casa dei suoi lettori/10

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Giovanni Petrosino, Parigi

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Valeria Mangani, Perugia

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L’ospite a casa dei suoi lettori/9

photo copy 2Matteo Rinaldi, Pittsburgh

photoAlberto Rini, Amelia (Tr)

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Claudia Mariani, New York

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L’ospite nella casa dei suoi lettori/8

Olivia Lentucci, New York

Daniele Carlini, Milano

Pietro Licata, Milano

Francesco Ciaponi, Santa Croce sull’Arno

Veronica Forcignanò, Ginevra

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L’ospite, nelle case dei suoi lettori/7

Andrea e Chiara Burini, Perugia

Federica Delogu, Alghero

Chiara Massotti, Milano

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